
29/09/2025
a cura di Agnese Trani
Il 22 agosto 2025 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale 24 luglio 2025 del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF), con il quale è stata istituita l’infrastruttura digitale pubblica denominata «BioTrac», destinata a garantire la tracciabilità della provenienza e della qualità dei prodotti biologici. Tale atto si inserisce nel più ampio percorso di progressiva digitalizzazione dell’azione amministrativa, in coerenza con i principi di semplificazione e interoperabilità sanciti dal Codice dell’amministrazione Digitale (CAD), e trova applicazione specifica nel settore agroalimentare. La finalità dichiarata è duplice: da un lato, rafforzare la tutela del consumatore mediante strumenti idonei ad assicurare trasparenza, completezza e accessibilità delle informazioni; dall’altro, ridurre frodi e asimmetrie informative attraverso la costruzione di un sistema informativo integrato, che permetta anche di orientare i cittadini verso scelte di consumo più consapevoli e sostenibili.
L’infrastruttura «BioTrac» non si esaurisce, dunque, nel perimetro del comparto agricolo, ma si colloca nel più ampio contesto delle politiche di digitalizzazione della pubblica amministrazione, sviluppatesi tanto a livello europeo quanto a livello nazionale. Sul piano europeo, va ricordata la Digital Single Market Strategy del 2015, che ha introdotto principi di interoperabilità e il principio del c.d. Once-Only, volto a evitare che cittadini e imprese debbano trasmettere più volte alle amministrazioni pubbliche le medesime informazioni. A tale iniziativa si è affiancata la European Data Strategy del 2020, che ha previsto la creazione di spazi comuni di dati settoriali, tra cui il progetto AgriDataSpace, concepito per la creazione di uno spazio comune europeo dei dati agricoli (CEADS) che promuova la condivisione sicura e l’utilizzo dei dati agroalimentari da parte di autorità, operatori e consumatori e che acceleri la duplice transizione digitale e verde nel settore, anche al fine di ridurre gli oneri amministrativi.
In questo quadro si colloca nello specifico la strategia Farm to Fork del 2020, tradotta in Italia come strategia Dal produttore al consumatore e inserita all’interno del Green Deal europeo, che attribuisce rilievo decisivo alla questione della fiducia del consumatore nei confronti dei prodotti agroalimentari, legandola alla trasparenza e alla verificabilità delle informazioni lungo l’intera filiera. La Commissione ha espressamente evidenziato la necessità di estendere la tracciabilità digitale a tutta la catena alimentare, promuovere l’uso di sistemi innovativi, compresi quelli fondati su tecnologie come la blockchain, al fine di contrastare le frodi, e rafforzare la certificazione uniforme negli Stati membri, quale condizione imprescindibile per il raggiungimento dell’obiettivo del 25 per cento di superfici agricole coltivate a biologico entro il 2030.
Sul piano nazionale, «BioTrac» si inserisce in una più ampia strategia per rafforzare le infrastrutture digitali della Pubblica amministrazione tramite la creazione di sistemi digitali centralizzati e interoperabili per gli operatori di un determinato settore. La piattaforma digitale prevista dal decreto rappresenta la declinazione settoriale del modello al comparto biologico, distinguendosi per la duplice funzione: da un lato, strumento di supporto ai controlli ufficiali; dall’altro, interfaccia pubblica rivolta ai consumatori, i quali possono accedere alle informazioni di tracciabilità tramite QR code apposto in etichetta. In questa prospettiva, l’infrastruttura istituita dal decreto ministeriale del 24 luglio 2025 appare come un tassello nazionale di un disegno europeo più ampio, volto alla creazione di un ecosistema digitale agroalimentare che unisca certificazione, tracciabilità e informazione, trasformando la digitalizzazione da mero strumento tecnico a leva di legittimazione e fiducia nel sistema biologico.
Il decreto si colloca, inoltre, nel quadro della disciplina comunitaria relativa all’agricoltura biologica, fondata sul Regolamento (UE) 2018/848, concernente la produzione e l’etichettatura dei prodotti biologici, nonché sul Regolamento (UE) 2017/625 in materia di controlli ufficiali su alimenti e mangimi. Entrambi i regolamenti lasciano agli Stati membri margini di intervento per predisporre strumenti organizzativi e tecnici idonei a garantire l’effettività dei controlli e la correttezza delle informazioni rese ai consumatori, in linea con il regime di competenza concorrente che caratterizza la materia agricola e agroalimentare. Dal punto di vista interno, assume rilievo l’art. 7, comma 2, della legge 9 marzo 2022, n. 23, che promuove progetti di tracciabilità dei prodotti biologici finalizzati alla condivisione dei dati sulle fasi produttive, nonché il D.M del 1 febbraio 2012 n. 2049, con cui è stato istituito il Sistema informativo biologico (SIB), incardinato nel Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN); base giuridica solida per una piattaforma come «BioTrac», gestita dal MASAF e alimentata dai dati già raccolti a livello centrale e regionale.
Il decreto risponde in modo puntuale alle previsioni del Piano d’azione nazionale per la produzione biologica 2024-2026 (PANbio), che all’Obiettivo 3 (“Migliorare la fiducia del consumatore”), Azione 3.1, individua come priorità il rafforzamento dei sistemi di controllo e certificazione e la promozione di progetti di tracciabilità. In tale contesto, il piano prevede due direttrici complementari: la creazione di una banca dati delle transazioni, destinata a registrare digitalmente i flussi commerciali tra operatori biologici, e lo sviluppo di una futura infrastruttura digitale basata anche su tecnologie di tipo blockchain, con ricadute dirette sull’etichettatura e sulla tutela del consumatore. È tuttavia opportuno precisare che il sistema «BioTrac» non è, allo stato attuale, fondato su tecnologie blockchain: il riferimento ai registri distribuiti, presente nel PANbio, rimane perciò limitato a studi di fattibilità.
Il decreto presenta una natura duplice: organizzativa, in quanto definisce la governance digitale, i ruoli e le competenze; e precettiva, in quanto introduce obblighi puntuali di inserimento e validazione dei dati relativi alle transazioni biologiche. Il procedimento di adozione ha visto il coinvolgimento del Tavolo tecnico per la produzione biologica e si è concluso con l’intesa della Conferenza unificata del 10 luglio 2025. La piattaforma è gestita dal MASAF attraverso il SIB, come detto incardinato nel SIAN, e utilizza dati già disponibili nei servizi ministeriali e nei sistemi regionali interoperabili. A valle dell’inserimento dei dati, il sistema genera un codice identificativo univoco o un QR code da apporre in etichetta e nei documenti commerciali. Tale strumento assolve non solo a funzioni di compliance interna, ma svolge anche il ruolo di interfaccia verso i consumatori, che possono accedere in tempo reale alle informazioni sulla provenienza e sulla qualità del prodotto.
La stessa efficacia del decreto è subordinata alla realizzazione tecnica dell’infrastruttura entro centottanta giorni dalla sua entrata in vigore, secondo un meccanismo che vincola l’effettività dell’atto normativo alla concreta attivazione della piattaforma digitale. Il provvedimento individua con precisione le categorie di soggetti coinvolti: in una prima fase, l’utilizzo sarà limitato agli operatori aderenti al Registro nazionale dei distretti biologici che intendano avvalersene; per la loro partecipazione è comunque richiesta la certificazione ai sensi dell’art. 35 del Reg. (UE) 2018/848. Accanto a tali operatori sono previste forme di accesso per organismi di controllo e soggetti delegati. Gli obblighi principali per gli operatori consistono nell’inserire i dati relativi a cessioni e acquisti entro quindici giorni, convalidati o rifiutati dalla controparte entro il medesimo termine, con onere dell’inserimento a carico del cedente.
Data la natura sperimentale della misura è prevista una certa flessibilità mediante la possibilità per il Ministero di modificare gli allegati tecnici del decreto, previo parere del Tavolo tecnico e intesa della Conferenza unificata; soluzione che garantisce adattabilità normativa ma che suscita interrogativi sulla stabilità regolatoria.
Quanto alla protezione dei dati, il MASAF è titolare del trattamento delle informazioni contenute in «BioTrac», ai sensi del GDPR (Reg. UE n. 2016/679) e del Codice privacy (d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196). L’accesso pubblico è subordinato al consenso esplicito dell’operatore interessato. Questa scelta appare discutibile: se da un lato tutela la libertà imprenditoriale, dall’altro rischia di ridurre l’effettività della trasparenza e si pone in potenziale tensione con la possibilità di fondare il trattamento sulla base giuridica dell’interesse pubblico ex art. 6, par. 1, lett. e), del GDPR. Sarebbe auspicabile un chiarimento mediante linee guida che distinguano i dati destinati al controllo interno, soggetti a riservatezza, da quelli da rendere pubblici in forma standardizzata e interoperabile.
La piattaforma «BioTrac» si configura come strumento abilitante per i controlli ufficiali di cui al Reg. (UE) 2017/625 e al d.lgs. 6 ottobre 2023, n. 148, ma non introduce disposizioni specifiche in materia sanzionatoria: sarebbe per questo auspicabile un chiarimento del sistema giuridico sanzionatorio applicato e applicabile.
Un ulteriore profilo che merita attenzione è la scelta del legislatore di non rendere immediatamente obbligatoria l’adesione alla piattaforma per l’intera categoria degli operatori biologici, limitandone in prima istanza l’applicazione su base volontaria agli operatori aderenti ai distretti biologici. Tale soluzione appare, però, giustificata dalla necessità di sperimentare in un contesto circoscritto il funzionamento tecnico della piattaforma nonché la sostenibilità economica della stessa. Resta tuttavia evidente che, qualora il meccanismo dovesse funzionare correttamente, potrebbe estendersi l’accesso alla piattaforma all’intero settore, così da evitare disomogeneità e garantire unità di disciplina nel comparto biologico.
Non mancano, tuttavia, rilievi critici. Numerose voci del settore hanno evidenziato i rischi di aggravio burocratico e di incremento dei costi di transazione. La piattaforma impone infatti agli operatori l’obbligo di inserire puntualmente i dati relativi a ogni singola transazione, senza possibilità di ribaltare tali oneri sul mercato, oltretutto già segnato da inflazione e calo della redditività. L’impatto rischia di gravare soprattutto sulle piccole e medie imprese e sui piccoli trasformatori, costretti a ricorrere a soggetti terzi per l’adempimento digitale. Viene inoltre sottolineato come l’indicazione di origine sia già ampiamente garantita dalla normativa europea e come il sistema nazionale di certificazione biologica abbia storicamente registrato bassi tassi di non conformità. In tale contesto, «BioTrac» rischia di tradursi in un’ulteriore barriera burocratica per un settore che già soffre livelli elevati di oneri amministrativi. Un elemento per sopperire a tali problematicità potrebbe essere il rafforzamento dell’interoperabilità tra banche dati esistenti, che possa agevolare non solo gli organismi pubblici ma anche gli operatori stessi nel momento dell’inserimento dei dati. In linea con gli intenti della normativa, sia comunitaria che nazionale, l’uso mirato di tecnologie blockchain comporterebbe un probabile abbattimento di costi e oneri nel lungo periodo; tuttavia, queste ultime presentano costi elevati di implementazione e transizione iniziali.
Il decreto ministeriale del 24 luglio 2025 rappresenta, ad ogni modo, un passaggio significativo nella digitalizzazione amministrativa applicata all’agricoltura biologica. Esso ha il potenziale per rafforzare trasparenza, tracciabilità e fiducia dei consumatori, in coerenza con le politiche europee e nazionali, ma lascia emergere al contempo importanti criticità: la scelta di fondare la trasparenza sul consenso, l’assenza di un regime sanzionatorio dedicato agli obblighi digitali, il rischio di sovraccarico burocratico ed economico per gli operatori. Perché «BioTrac» possa trasformarsi in una best practice di amministrazione digitale è necessario accompagnarne l’attuazione con linee guida chiare, strumenti di supporto alle PMI, collaborazioni tra pubblico e privato che si tramutino anche in aiuti economici per la transizione, un regime sanzionatorio tipizzato e un monitoraggio dell’efficacia. Sarebbe oltretutto auspicabile un’integrazione futura con tecnologie blockchain che vengono considerate fondamentali in un settore come quello agroalimentare, dove la tracciabilità dei prodotti e la correttezza dei dati è elemento essenziale della filiera. Solo in tal modo la nuova infrastruttura potrà coniugare innovazione digitale e sostenibilità economica, evitando di diventare l’ennesimo aggravio burocratico a danno del settore biologico.