
28 settembre 2026
a cura di Michela Rotundo
Il ricorso all’emergency docket della Supreme Court è cresciuto sensibilmente, in particolare nelle controversie relative all’azione amministrativa, durante il secondo mandato del Presidente Donald Trump. In numerose controversie l’Amministrazione ha infatti presentato emergency applications per ottenere la sospensione di provvedimenti con cui le corti federali inferiori avevano temporaneamente impedito l’attuazione di executive orders, regolamenti o altre misure dell’Esecutivo. Il fenomeno assume particolare rilievo rispetto alla judicial review sull’azione amministrativa, poiché tali decisioni possono incidere immediatamente sull’efficacia delle misure adottate dall’Esecutivo durante la pendenza del giudizio.
È stato il professore William Baude della University of Chicago a utilizzare per la prima volta nel 2015 l’espressione shadow docket – oggi spesso sostituita da quelle, meno connotate, di interim docket, emergency docket o non-merits docket – per indicare l’insieme dei provvedimenti che la Supreme Court adotta al di fuori dell’ordinario procedimento di merito, senza un’istruttoria completa né oral argument, di regola in controversie non ancora definite dalle corti inferiori. Esso comprende principalmente provvedimenti di natura cautelare, quali stays e injunctions, ma anche decisioni sommarie e grant, vacate and remand orders (GVR). Le emergency applications consentono alle parti di richiedere un intervento immediato della Supreme Court prima che la controversia abbia completato l’ordinario percorso processuale.
Il procedimento si differenzia sotto diversi profili dall’ordinario merits docket. Mentre la definizione di una controversia attraverso quest’ultimo può richiedere più di un anno, le emergency applications sono destinate a stabilire in tempi molto più brevi quale disciplina debba trovare temporaneamente applicazione mentre le corti inferiori continuano a esaminare le questioni di merito. Il procedimento è normalmente caratterizzato da una valutazione sommaria e dall’assenza di oral argument. Inoltre, la Supreme Court può pronunciarsi attraverso ordini sintetici, senza sviluppare in maniera dettagliata le ragioni della decisione e senza che sia sempre reso noto il voto dei singoli Justices.
Dal ritorno alla Presidenza, l’Amministrazione ha presentato alla Supreme Court un numero senza precedenti di emergency applications, giunto, alla data del 22 settembre 2026, a quota quarantadue.
Secondo un’analisi pubblicata dalla CNN, il Governo ha ottenuto un esito favorevole in oltre il 70% delle emergency applications promosse durante il secondo mandato.
L’esito favorevole ottenuto in sede cautelare non ha tuttavia sempre trovato conferma nella successiva decisione di merito, nella quale la stessa Supreme Court si è in più occasioni pronunciata in senso sfavorevole all’Amministrazione.
Proprio queste caratteristiche hanno alimentato il dibattito sul rapporto tra emergency docket e judicial review. La Corte può infatti pronunciarsi sull’efficacia immediata di misure destinate a produrre conseguenze potenzialmente di portata nazionale prima che sia intervenuta una decisione definitiva sul merito. Il problema non riguarda la formale eliminazione del controllo giurisdizionale, perché le controversie continuano il proprio percorso davanti alle corti federali e la decisione sull’emergency application non determina necessariamente l’esito finale. Tuttavia, quando la Supreme Court sospende una preliminary injunction pronunciata contro l’Amministrazione, il controllo cautelare esercitato dalla corte inferiore viene temporaneamente privato dei propri effetti, consentendo all’Esecutivo di applicare la misura contestata mentre la sua legittimità è ancora oggetto di giudizio. Una decisione formalmente provvisoria può quindi determinare quale disciplina trovi concretamente applicazione durante la pendenza del giudizio, anche con conseguenze di portata nazionale.
L’utilizzo ripetuto delle emergency applications da parte dell’Amministrazione Trump ha indotto a interrogarsi sulla possibilità che il ricorso sistematico a tali istanze cautelari possa ridurre, almeno temporaneamente, l’effettività della judicial review sull’azione amministrativa.
Tale esito non è tuttavia automatico: la Supreme Court ha infatti respinto alcune emergency applications dell’Amministrazione, da ultimo in United States Postal Service v. California, relativa alla disciplina del voto per corrispondenza nelle elezioni federali.
La controversia trae origine da una direttiva adottata dal Presidente Trump nel marzo 2026 in materia di voto per corrispondenza nelle elezioni federali. In attuazione della direttiva, nell’agosto 2026 lo United States Postal Service ha adottato una final rule contenente nuovi requisiti per il trattamento del federal ballot mail. La disciplina richiedeva che le buste utilizzate per l’invio delle schede elettorali avessero tre specifiche caratteristiche: un apposito election-mail logo, la compatibilità con i sistemi di scansione ad alta velocità e un codice a barre individuale associato a ciascun elettore. Gli Stati avrebbero inoltre dovuto sottoporre allo United States Postal Service il modello delle buste e trasmettere determinate informazioni attraverso un apposito portale. La corrispondenza non conforme non sarebbe stata accettata e sarebbe stata restituita allo Stato interessato, che avrebbe potuto procedere a un nuovo invio dopo aver corretto le irregolarità.
La direttiva presidenziale era già stata oggetto di un precedente giudizio, instaurato nell’aprile 2026 da 23 Stati e dal District of Columbia. Il 25 giugno la District Court aveva adottato una permanent injunction contro l’attuazione di alcune disposizioni della direttiva. In Trump v. California, il 24 agosto 2026, la Supreme Court aveva tuttavia accolto l’emergency application del Governo e sospeso l’injunction. La Corte ritenne che il Governo avesse dimostrato una sufficiente probabilità di successo sulla propria contestazione della jurisdiction della District Court, fondata sull’assenza dei requisiti necessari per gli stati per presentare ricorso, in particolare i requisiti di standing, che richiede che il ricorrente abbia subito un pregiudizio concreto e imminente, e di ripeness, che impedisce alle corti federali di pronunicarsi su controversie la cui soluzione dipenda da eventi futuri e contigenti che potrebbero non verificarsi come previsto o non verificarsi affatto. La Corte considerò inoltre sussistente il rischio di irreparable harm per il Governo e ritenne che il balance of equities non ostasse alla concessione dello stay.
Dopo l’adozione della suddetta final rule, alcuni Stati, guidati dalla California, e alcune organizzazioni hanno agito in giudizio davanti alla United States District Court for the District of Massachusetts contestandone la legittimità In particolare, i ricorrenti sostenevano che la disciplina violasse la ripartizione delle competenze prevista dalla Elections Clause e che lo USPS avesse introdotto requisiti in materia elettorale senza che il Congresso gli avesse attribuito tale potere. Contestavano inoltre la compatibilità della final rule con il Title 39 dello United States Code, che disciplina i poteri e le funzioni dello United States Postal Service, nonché la violazione del Voting Rights Act e del Privacy Act.
La District Court ha adottato inizialmente un temporary restraining order e successivamente una nationwide preliminary injunction che impediva l’applicazione della disciplina alle elezioni del 2026. Si trattava, anche in questo caso, di una misura cautelare, che non costituiva una pronuncia definitiva sulla legittimità della final rule. Il Governo federale ha quindi chiesto la sospensione della preliminary injunction prima alla Court of Appeals for the First Circuit, che però non ha sospeso la misura cautelare, essendo già pendente davanti alla Supreme Court un’analoga emergency application.
Con l’ordine del 14 settembre 2026, la Supreme Court ha a sua volta respinto l’istanza governativa. La Corte ha affermato che il Governo era unlikely to succeed on the merits (valutazione assimilabile al nostro fumus boni iuris) e che gli equitable factors (danno irreparabile, bilanciamento degli interessi e interesse pubblico) rilevanti ai fini della concessione dell’emergency relief non favorivano lo stay.
La conseguenza immediata della decisione è stata quindi il mantenimento dell’efficacia della preliminary injunction e l’impossibilità di applicare la final rule alle elezioni del 2026.
All’ordine è allegata la concurring opinion del Justice Kavanaugh. Il giudice distingue la questione relativa all’esistenza del potere dello United States Postal Service da quella concernente le modalità del suo concreto esercizio. Sulla base degli scritti depositati in sede cautelare, Kavanaugh ritiene che vi fosse almeno una ragionevole possibilità che la final rule rientrasse nei poteri attribuiti al Postal Service dal Congresso, 39 U. S. C. §401(2). Ciò non era tuttavia sufficiente a giustificarne l’applicazione immediata: l’applicazione della disciplina già alle elezioni del 2026 sarebbe stata arbitrary and capricious ai sensi della section 706(2)(A) dell’Administrative Procedure Act, poiché le autorità elettorali statali e locali non disponevano di tempo sufficiente per adeguarsi ragionevolmente ai nuovi requisiti. Il vizio, dunque, non attiene all’esistenza del potere regolamentare del Postal Service, ma alla scelta di applicare la nuova disciplina a ridosso della scadenza elettorale.
Di segno opposto è il dissent del Justice Alito, cui aderisce il Justice Thomas. Secondo Alito, il Governo aveva soddisfatto i requisiti necessari per ottenere lo stay. Il dissent contesta anzitutto la legittimazione ad agire di alcune delle organizzazioni ricorrenti, ritenendo il pregiudizio da esse prospettato troppo astratto e non riferito a membri specificamente individuati, e affronta poi la questione della sindacabilità degli atti del Postal Service ai sensi dell’Administrative Procedure Act.
Quest’ultimo profilo assume particolare rilievo ai fini del controllo sull’azione amministrativa. Alito osserva che il Congresso ha ampiamente sottratto l’esercizio dei poteri dello United States Postal Service alla review prevista dall’APA, APA. 39 U. S. C. §410(a). Poiché il sindacato giurisdizionale presuppone un fondamento legislativo che fondi l’azione (cause of action), 5 U. S. C. §§702, 704, in assenza dell’azione prevista dall’APA gli Stati ricorrenti avrebbero dovuto fare ricorso a una forma residuale di ultra vires review ammessa però solo nel caso in cui l’agenzia abbia agito interamente al di là dei poteri delegati e in contrasto con uno specifico divieto legislativo.
Secondo Alito, tale soglia non risultava raggiunta. La legislazione attribuisce infatti allo United States Postal Service ampi poteri di regolamentazione della raccolta, gestione, trasporto, consegna e restituzione della corrispondenza. Il giudice precisa di non prendere posizione sull’esito di sindacato di merito sulla sussistenza del potere, ritenendo sufficiente, in sede cautelare, che l’interpretazione sostenuta dal Postal Service non apparisse manifestamente incompatibile con il potere conferitogli dal Congresso.
Alito considera inoltre soddisfatto il requisito dell’irreparable harm. Il mantenimento della preliminary injunction avrebbe impedito al Governo di applicare la disciplina alle elezioni del 2026 e un’eventuale riforma della preliminary injunction sarebbe intervenuta troppo tardi per consentirne l’attuazione. Anche il balance of equities avrebbe, secondo il dissent, favorito il Governo, dato l’interesse pubblico ad applicare la final rule e l’obiettivo dichiarato di rendere più riconoscibile il federal ballot mail al fine di contrastare le frodi elettorali.
Il caso United States Postal Service v. California mostra entrambe le facce dell’emergency docket e gli effetti che queste decisioni possono produrre nel corso del giudizio. Pur avendo carattere provvisorio, esse possono stabilire se un provvedimento amministrativo possa essere applicato o meno in attesa della decisione definitiva. L’emergency docket può dunque incidere concretamente sull’effettività della judicial review, anche se il suo utilizzo non conduce necessariamente alla sospensione delle decisioni adottate dalle corti inferiori.