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I PRESUPPOSTI PER LA TUTELA CAUTELARE E LA JUDICIAL REVIEW DEL SECRETARY’S ORDER SUI NATIONAL PARKS

27 luglio 2026

a cura di Michela Rotundo

Il Presidente Donald Trump il 27 marzo 2025 ha emanato l’Executive Order n. 14253, Restoring Truth and Sanity to American History, con il quale veniva avviata una revisione dei contenuti storici e culturali presenti nei siti federali al fine di promuovere la dignità americana e di eliminare rappresentazioni ritenute incompatibili con una narrazione positiva della storia americana, sostituendoli con contenuti che invece valorizzano i risultati del popolo americano e la bellezza del paesaggio naturale.

In attuazione dell’ordine presidenziale, il Segretario dell’Interno ha adottato il 20 maggio 2025 il Secretary’s Order n. 3431 imponendo al National Park Service di rimuovere o modificare i materiali ritenuti incompatibili con gli obiettivi dell’ordine presidenziale e di raccogliere, tramite un sistema di QR code aperto ai visitatori, segnalazioni relative a contenuti considerati ideologicamente inappropriati o non conformi ai criteri individuati dall’Executive Order.

L’attività di revisione ha interessato svariati pannelli informativi, esposizioni museali e materiali educativi riguardanti temi quali il cambiamento climatico, la schiavitù, i diritti civili, le popolazioni indigene e l’immigrazione.

Ciò ha portato la National Parks Conservation Association, insieme ad altre cinque organizzazioni, a proporre ricorso dinanzi alla United States District Court for the District of Massachusetts, contro il Secretary’s Order, domandandone in via interinale la sospensione ai sensi dell’articolo 705 dell’APA e contestandone la legittimità ai sensi dell’Administrative Procedure Act (APA), in quanto contrario alla legge, eccedente i poteri attribuiti all’amministrazione e qualificabile come arbitrary and capricious. I ricorrenti hanno inoltre dedotto la violazione dell’Organic Act, del Centennial Act e del Omnibus Management Act, sostenendo che il Congresso avesse attribuito al National Park Service una funzione di conservazione, ricerca e interpretazione del patrimonio storico e naturale incompatibile con una revisione dei contenuti fondata su criteri di natura esclusivamente politica.

La District Court con la decisione relativamente alla Civil Action No. 1:26-CV-10877-AK del 12 giugno 2026, dopo essersi accertata della sussistenza dei presupposti processuali per l’esercizio della propria giurisdizione, ha verificato la sussistenza dei requisiti necessari per la concessione della preliminary injunction.

Quanto al primo requisito, ossia la likelihood to succeed on the merits, la Corte ritiene che i ricorrenti abbiano dimostrato una concreta probabilità di successo nel giudizio di merito. A tal fine il Collegio osserva che il Secretary’s Order presenta i caratteri di un’azione amministrativa arbitrary and capricious ai sensi dell’Administrative Procedure Act ribadendo che un’agenzia amministrativa è tenuta a motivare adeguatamente il proprio operato, dimostrando il percorso logico e giuridico seguito nell’esercizio del potere discrezionale, prendendo in considerazione tutti gli elementi rilevanti della fattispecie e giustificando le ragioni di un eventuale mutamento dell’indirizzo amministrativo. Nel caso di specie, il Department of the Interior si è limitato ad attuare l’Executive Order senza confrontarsi con le valutazioni tecnico-scientifiche elaborate dal National Park Service, senza considerare gli interessi pubblici coinvolti e senza spiegare per quale ragione i materiali interpretativi oggetto di rimozione fossero incompatibili con la normativa federale o con la missione istituzionale dell’agenzia. La Corte ha poi verificato la conformità del Secretary’s Order alla legge che disciplina l’attività del National Park Service. L’Organic Act, secondo la District Court, attribuisce al National Park Service il compito di conservare il patrimonio naturale e storico nazionale, garantendone la fruizione da parte delle generazioni presenti e future, non solo da un punto di vista materiale ma includendo anche la conservazione della loro dimensione storica, culturale e scientifica. I materiali informativi costituiscono parte integrante della missione affidata dal Congresso all’agenzia e non possono essere rimossi senza una giustificazione coerente con le finalità di conservazione previste dalla legge. A conferma di tale conclusione, la Corte richiama il Redwood Amendment del 1978, evidenziando come il legislatore abbia imposto al National Park Service di attribuire priorità assoluta alla conservazione dei valori e delle risorse dei parchi nazionali, impedendo che finalità diverse possano comprometterne l’integrità.

Analoga conclusione viene raggiunta con riferimento alCentennial Act del 2016 e alOmnibus Management Act del 1998. Secondo la Corte, entrambe le disposizioni impongono che i meccanismi di interpretazione, educazione e ricerca del National Park Service siano fondati sulla migliore ricerca storica e scientifica disponibile e riflettano una rappresentazione completa del patrimonio naturale e culturale dei parchi. Il Secretary’s Order si pone in contrasto con tali obblighi poiché dispone la rimozione di materiali senza dimostrarne l’inattendibilità scientifica o l’incompatibilità con la missione istituzionale dell’agenzia, ma affermando solo la contrarietà di quest’ultimi con i criteri stabiliti dall’Esecutivo.

Apprezzata la probabile fondatezza nel merito del ricorso, la District Court procede esaminando l’eventuale sussistenza di un irreparable harm. La Corte ritiene infatti che la rimozione dei materiali interpretativi produrrebbe un pregiudizio immediato e non suscettibile di riparazione economica, incidendo sul valore educativo, storico, culturale e informativo dei parchi nazionali. Tale conclusione è ulteriormente rafforzata dal fatto che l’Administrative Procedure Act non prevede rimedi risarcitori, ma esclusivamente forme di tutela dichiarativa e inibitoria.

Nel bilanciamento degli interessi delle parti, la District Court osserva che non esiste alcun interesse pubblico alla prosecuzione di un’azione amministrativa probabilmente illegittima e che il Governo non può invocare un pregiudizio derivante dal semplice obbligo di conformarsi ai limiti imposti dal legislatore. Al contrario, la sospensione del Secretary’s Order garantisce il rispetto della missione istituzionale affidata dal Congresso al National Park Service e tutela l’interesse della collettività ad accedere a un’informazione storica e scientifica completa e accurata.

La District Court conclude pertanto concedendo la misura preliminare,ai sensi dell’articolo 705 dell’Administrative Procedure Act, per la sezione del Secretary’s Order che dispone la revisione e la rimozione dei materiali interpretativi dei siti gestiti dal National Park Service e ordina il ripristino di tutti quelli modificati o rimossi dal 20 maggio 2025.

  Contro suddetta decisione ha proposto appello il Department of the Interior lamentando l’assenza dei presupposti per la concessione della misura cautelare.

Con una prima ordinanza, sul caso No. 26-1714 del 23 giugno 2026, la Corte d’Appello accoglie parzialmente la richiesta del Department of the Interior di concedere un administrative stay sospendendo temporaneamente solo gli obblighi imposti all’amministrazione di reinstallare i pannelli e i materiali interpretativi già rimossi, lasciando tuttavia ferma la sospensione del Secretary’s Order disposta dalla District Court ai sensi dell’articolo 705 dell’Administrative Procedure Act. La Corte evita qualsiasi valutazione sulla legittimità dell’azione amministrativa, limitandosi ad adottare una misura provvisoria che mira a preservare la situazione esistente fino alla decisione sulla richiesta di stay pending appeal.

Con la successiva ordinanza del 2 luglio 2026 la Court of Appeals si esprime sull’ emergency motion for stay pending appeal, ossia sulla richiesta del Governo di sospendere l’efficacia della preliminary injunction per l’intera durata del giudizio d’appello cautelare. Secondo la Corte la controversia, a prescindere dalle valutazioni sulla fondatezza del ricorso, difetterebbe il requisito del irreparable harm, indispensabile per la concessione della tutela cautelare, non ritenendo necessario stabilire, in questa fase del giudizio, se il provvedimento costituisca una final agency action sindacabile ai sensi dell’Administrative Procedure Act, né se esso violi l’Organic Act, il Centennial Act o il National Parks Omnibus Management Act.

Muovendo da tale premessa, il Collegio critica la valorizzazione di pregiudizi non adeguatamente dimostrati da parte della District Court attraverso il richiamo al consolidato orientamento della giurisprudenza federale secondo cui il danno irreparabile deve essere concreto, imminente e direttamente riferibile ai ricorrenti, non potendo fondarsi su mere ipotesi o timori circa eventi futuri. In particolare, il giudice di primo grado aveva valorizzato le dichiarazioni di alcuni membri delle associazioni ricorrenti, i quali sostenevano che la rimozione dei materiali interpretativi avrebbe compromesso il valore educativo delle visite ai parchi nazionali e limitato l’accesso a informazioni storiche e scientifiche di interesse pubblico. Secondo la Corte d’Appello, tuttavia, tali affermazioni non dimostravano che i materiali fossero stati effettivamente rimossi dai parchi che gli interessati avevano programmato di visitare, né risultava provato che il danno lamentato fosse immediato e concretamente verificabile.

La Court of Appeals si sofferma inoltre sulle ulteriori conseguenze prospettate dalle associazioni ricorrenti quali il pregiudizio alla propria missione istituzionale, il danno reputazionale, la perdita di iscritti e il depotenziamento delle attività di divulgazione scientifica e storica. Anche tali circostanze vengono ritenute insufficienti ai fini della tutela cautelare, poiché non adeguatamente collegate alle specifiche misure adottate dal Department of the Interior. Secondo il Collegio, le organizzazioni hanno prospettato conseguenze ipotetiche o indirette senza dimostrare l’esistenza di un nesso causale immediato tra il Secretary’s Ordere i pregiudizi lamentati. Inoltre, la Corte precisa che eventuali effetti negativi sull’interesse generale o sul patrimonio storico nazionale possono assumere rilievo nella valutazione dell’interesse pubblico, ma non sono di per sé sufficienti a integrare il requisito del danno irreparabile richiesto per la concessione di una preliminary injunction.

Sulla base di tali considerazioni, la Court of Appeals conclude che il Department of the Interior abbia dimostrato una significativa probabilità di ottenere una riforma della decisione cautelare adottata dalla District Court e dispone pertanto lo staypending appeal sospendendo l’efficacia dell’intera ordinanza della District Court del 12 giugno e non più solo dell’obbligo di ripristino.

Ad ogni modo, la decisione della Corte non implica alcuna anticipazione del giudizio sul merito della controversia. Al contrario, il Collegio afferma espressamente che le questioni concernenti la conformità del Secretary’s Order all’Administrative Procedure Act e alle altre disposizioni federali richiamate dai ricorrenti rimangono impregiudicate e saranno eventualmente affrontate nella successiva decisione sull’appello cautelare.

Il caso National Parks Conservation Association v. Department of the Interior mostra due diverse modalità con cui le corti hanno verificato la sussistenza dei requisiti per concessione delle misure cautelari. 

La District Court esaminando la likelihood to succeed on the merits per le organizzazioni con riferimento alla lamentata violazione della legislazione federale che disciplina l’attività del National Park Service e l’irreparable harm ritiene sufficientamente provati entrambi i requisiti e pertanto concede la misura cautelare.

La Court of Appeals, invece, espressamente non pronunciandosi in questa fase sui profili relativi alla legittimità del provvedimento, con due ordinanze sospende temporaneamente la decisione della District Court fino alla definizione dell’appello cautelare in quanto difetterebbe il requisito dell’irreparable harm non essendo stato provato il danno irreparabile, concreto, imminente e direttamente riferibile ai ricorrenti.

La vicenda mostra pertanto come, anche all’interno del medesimo giudizio cautelare, il controllo del giudice sulle decisioni amministrative possa assumere un’ampiezza diversa senza andare ad anticipare necessariamente la decisione sulle questioni sostanziali.

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