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IL CONTROLLO GIURISDIZIONALE DELLE DECISIONI DELLA COMMISSIONE ELETTORALE NAZIONALE POLACCA: MOTIVAZIONE, LEGALITÀ E JUDICIAL REVIEW NEL CASO KONFEDERACJA

15 giugno 2026

a cura di Michela Rotundo

La Corte Suprema Polacca è stata recentemente chiamata a pronunciarsi su due ricorsi promossi contro due decisioni della Commissione Elettorale Nazionale (PKW). Il primo riguardava il rigetto del rendiconto finanziario del Comitato Elettorale della ‘Konfederacja Wolność i Niepodległość’, mentre il secondo il rigetto delle informazioni finanziarie fornite dal partito politico ‘Konfederacja Wolność i Niepodległość’ in merito ai sussidi ricevuti e alle spese sostenute con tali sussidi nel 2024.

Con la prima ordinanza del 12 novembre 2025, relativamente al procedimento I NSW 16/25, la Corte Suprema ha respinto l’appello contro la risoluzione n. 122/2025 della PKW, confermando integralmente la posizione della Commissione. In particolare, la Corte ha confermato la ricostruzione operata dalla PKW, ritenendo accertato che il Comitato avesse ricevuto risorse finanziarie provenienti da fonti diverse dal fondo elettorale autorizzato. E che tali somme erano state, inoltre, utilizzate per finalità estranee all’attività elettorale, quale ad esempio l’acquisto di alcolici, in violazione degli articoli 129(1), (2)(2) e dell’articolo 132(1), (5) del Codice Elettorale.

I giudici polacchi hanno poi precisato che il meccanismo con cui una persona fisica anticipa con risorse proprie spese sostenute nell’interesse di un partito o di un comitato elettorale e successivamente riceve il rimborso delle somme anticipate può integrare una forma vietata di finanziamento o credito da parte di soggetti privati. 

A distanza di appena due mesi, con la decisione del 14 gennaio 2026 la Corte ha, invece, accolto il secondo ricorso (procedimento I NSW 10723/25).  La vicenda aveva origine dalla risoluzione n. 233/2025 della PKW con cui era stato respinto il rapporto finanziario presentato dal partito politico Konfederacja Wolność i Niepodległość relativo alla sovvenzione pubblica ricevuta nel 2024. Secondo la Commissione Elettorale Nazionale una parte dei fondi pubblici era stata utilizzata per finalità estranee all’attività statutaria del partito in violazione dell’articolo 24(2), dell’articolo 28(1), dell’articolo 34a(1)(3) e dell’articolo 34a(1a) della Legge sui Partiti Politici del 1997 n.604. La principale attività che veniva contestata era l’acquisto di mille cappellini recanti la scritta “MENTZEN – 2025” e il finanziamento di settantaquattro incontri pubblici organizzati tra settembre e dicembre 2024 che si riteneva avessero l’obiettivo di promuovere anticipatamente la candidatura presidenziale di Sławomir Mentzen per le elezioni del 2025.

Ad avviso della Commissione, tali spese non erano riconducibili all’attività ordinaria del partito, ma erano piuttosto una forma di propaganda elettorale anticipata e dunque questo costituiva una violazione della normativa sui partiti politici.

Il partito ha quindi proposto ricorso contro suddetta decisione sostenendo che la PKW aveva adottato una lettura eccessivamente estensiva della normativa vigente in quanto non sussisteva nessuna norma nell’ordinamento polacco che disciplinava espressamente il fenomeno della “pre-campagna elettorale” o che vietava ai partiti politici di organizzare incontri pubblici o di promuovere i propri leader prima dell’inizio ufficiale della campagna elettorale. Proprio sulla base di queste considerazioni Konfederacja censurava come la Commissione non avesse in realtà individuato nessuna disposizione concreta che fosse stata effettivamente violata.

Nel ricostruire il quadro normativo di riferimento la Corte Suprema richiama il ruolo costituzionale dei partiti politici nell’ordinamento democratico polacco. I giudici menzionano l’articolo 11 della Costituzione quale base normativa che riconosce ai cittadini il diritto di creare e partecipare ai partiti politici con una funzione essenziale nella formazione democratica della volontà politica dello Stato. La Corte sottolinea inoltre che la Costituzione sancisce anche il principio della trasparenza del finanziamento dei partiti politici e legittima l’esistenza di meccanismi pubblici di controllo sulle loro attività finanziarie.

Proprio in ragione di tale rilevanza costituzionale il legislatore polacco ha attribuito alla PKW il compito di verificare l’origine e l’utilizzo dei fondi pubblici ricevuti dai partiti. Tuttavia, questo potere non è illimitato e deve essere esercitato nel rispetto del principio di legalità e delle garanzie proprie dello Stato di diritto.

La parte centrale della decisione della Corte riguarda la verifica del ragionamento seguito dalla PKW. L’errore che la Corte rileva nell’operato della Commissione attiene all’individuazione delle attività statutarie del partito. Sebbene la PKW abbia ritenuto che le spese contestate fossero estranee agli obiettivi statuari dell’organizzazione, essa non ha mai verificato concretamente né gli obiettivi previsti dallo statuto dell’organizzazione politica né il loro rapporto con le attività oggetto di contestazione. La normativa applicata dalla PKW richiedeva tre passaggi logici: identificare gli scopi statutari del partito, individuare le finalità delle spese contestate e verificare l’effettiva incompatibilità tra tali finalità e gli obiettivi statutari. La Commissione si è invece limitata a presumere che gli incontri pubblici e la distribuzione dei gadget fossero automaticamente attività elettorali non approfondendo e valutando le attività incluse nello statuto. 

È qui che per la Corte Suprema ricade il problema principale: tale conclusione non è sufficientemente motivata. Lo statuto del partito prevede infatti espressamente la partecipazione alla vita pubblica come modalità di perseguimento dei propri obiettivi politici e ideologici. La PKW avrebbe pertanto dovuto spiegare in che modo gli incontri pubblici organizzati dal partito risultassero incompatibili con tale finalità statutaria. L’omissione di questa verifica rende la decisione amministrativa giuridicamente carente.

Particolarmente significativa risulta inoltre la parte della sentenza in cui la Corte esamina il tema della “pre-campagna elettorale”. La stessa PKW aveva più volte riconosciuto, in documenti ufficiali del 2018 e del 2023, che il fenomeno della propaganda politica che si verifica ovviamente prima dell’avvio formale della campagna elettorale non è disciplinato dalla legislazione vigente. La Commissione aveva anche ammesso di non disporre di strumenti giuridici per sanzionare tali comportamenti, dunque, si limitava a raccomandare ai soggetti politici di evitarli. Sulla base di queste stesse dichiarazioni della Commissione la Corte afferma che la PKW non poteva utilizzare l’assenza di una disciplina legislativa come base implicita per limitare l’attività del partito in questione. 

La pronuncia in commento assume particolare rilevanza sotto il più generale profilo delle garanzie amministrative. In primo luogo, la sentenza riafferma la centralità della motivazione nelle decisioni amministrative. Le autorità amministrative devono dimostrare concretamente il percorso logico e giuridico che conduce alla decisione da loro formata, non potendo limitarsi a conclusioni generiche o presuntive quale giustificazione del loro esercizio delle funzioni. Dunque, la PKW avrebbe dovuto spiegare quali erano le motivazioni che hanno portato alla qualificazione delle attività del partito quali estranee rispetto agli scopi statutari. 

Inoltre, ritroviamo rafforzato il principio di legalità e prevedibilità dell’azione amministrativa, escludendo che la PKW poteva stabilire conseguenze giuridiche sfavorevoli, per il fenomeno di “pre-campagna elettorale”, sulla base di una disciplina legislativa che, come lei stessa dichiara, non esisteva al momento della decisione.

Infine, viene messa in evidenza anche la rilevanza dell’utilizzo da parte delle Corti dello strumento della judicial review che permette di sottoporre a un controllo sostanziale l’operato delle autorità amministrative, della PKW nella vicenda in questione, per verificare non soltanto il risultato finale della decisione, ma anche la correttezza del ragionamento sviluppato. 

Dunque, la sentenza mostra come, nelle democrazie contemporanee, la tutela dello Stato di diritto non dipenda esclusivamente dall’esistenza formale di meccanismi di controllo, quali le garanzie amministrative, ma anche dal loro effettivo rispetto da parte delle autorità amministrative.

In questo caso la Corte Suprema polacca è intervenuta per impedire che un’autorità amministrativa esercitasse il proprio potere sulla base di presunzioni non adeguatamente motivate, riaffermando la centralità della legalità, della motivazione e del controllo giurisdizionale come elementi essenziali dell’amministrazione democratica.

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