Lab-IP

IL PACCHETTO EUROPEO SULLA SOVRANITÀ TECNOLOGICA: OBIETTIVI, STRUMENTI E IMPLICAZIONI AMMINISTRATIVE

15 giugno 2026

a cura di Agnese Trani

Il 3 giugno 2026 la Commissione europea ha presentato il pacchetto per la sovranità tecnologica europea, un insieme coordinato di iniziative legislative e programmatiche volto a rafforzare la sovranità tecnologica del vecchio continente nei settori strategici dei semiconduttori, del cloud computing, dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali strategiche. L’iniziativa si inserisce nel solco di un percorso, già avviato dall’Unione europea attraverso una serie di strategie e programmi, finalizzato a rafforzarne la competitività e l’autonomia strategica. Più nello specifico, il pacchetto si fonda sugli obiettivi delineati dalla Competitiveness Compass, dal Programma per il Decennio Digitale e dalla Strategia Europea per la Sicurezza Economica, nonché sulle più recenti iniziative in tema di intelligenza artificiale e transizione energetica. Le ragioni sottese alla sua adozione sono rintracciabili nei passaggi iniziali della stessa Comunicazione, i quali rilevano come, «nonostante anni di leadership normativa e investimenti continui», l’Unione europea rimanga «strutturalmente dipendente da fornitori extra-UE per oltre l’80% dei suoi prodotti, servizi, infrastrutture digitali e proprietà intellettuale». Tale dipendenza strategica espone l’ordinamento europeo a considerevoli rischi economici e di sicurezza, destinati a divenire (o già divenuti) sistemici a fronte dell’acuirsi delle tensioni e frammentazioni geopolitiche, nonché del crescente utilizzo delle catene globali del valore come strumenti di pressione strategica. A ciò si deve aggiungere l’esigenza di colmare il c.d. innovation gap rispetto a Stati Uniti e Cina, aggravato dagli elevati costi energetici che compromettono la competitività europea nelle tecnologie ad alta intensità energetica.

L’obiettivo generale del pacchetto consiste, dunque, nel rafforzare la capacità dell’Unione di sviluppare, controllare e gestire tecnologie critiche, infrastrutture digitali e dati strategici, riducendo le vulnerabilità derivanti da dipendenze esterne. La creazione di un vero e proprio European Technology Stack, inteso come un sistema che integra hardware, software, infrastrutture cloud e sistemi di intelligenza artificiale all’interno di un ecosistema europeo più autonomo, sicuro e competitivo, non può prescindere da un mutamento di approccio: da reattivo, incentrato sulla resilienza e sulla mitigazione del rischio, a proattivo e assertivo. La nozione di sovranità tecnologica adottata dalla Commissione non coincide, tuttavia, con una postura istituzionale protezionistica e isolazionista, fondandosi, piuttosto, sull’apertura, sul partenariato e sulla concorrenza leale. Ciò permetterebbe di preservare la posizione unionale nei mercati globali, pur mantenendo il controllo delle infrastrutture e delle tecnologie considerate essenziali per il funzionamento dell’economia e delle istituzioni pubbliche.

La strategia europea si articola, dunque, in quattro iniziative interconnesse e destinate a intervenire sui pilastri della catena del valore digitale.

Il primo pilastro è costituito dal Chips Act 2.0. Sulla scia del primo European Chips Act (Regolamento (UE) 2023/1781), la misura punta al consolidamento dell’ecosistema dei semiconduttori e al raggiungimento della resilienza delle catene di approvvigionamento. L’attenzione si sposta, tuttavia, dalla mera ricerca alla produzione industriale e alla commercializzazione, introducendo interventi mirati che agiscano sinergicamente tanto dal lato dell’offerta, quanto da quello della domanda. Tra le principali misure previste si segnalano la realizzazione della prima open foundry europea destinata a produrre chip IA e altri semiconduttori, l’introduzione di demand accelerators, nonché il rafforzamento delle procedure di sostegno pubblico ai progetti strategici di settore.

Il secondo intervento è rappresentato dal Cloud and AI Development Act (CADA), destinato a sbloccare il potenziale dell’industria europea del cloud e dell’intelligenza artificiale, garantendo lo sviluppo e l’utilizzo domestico di tali tecnologie. L’atto intende istituire un quadro dell’Unione per la sovranità del cloud e dell’AI per i servizi di cloud computing, che comprende quattro distinti livelli di garanzia della sovranità, determinati in base a criteri relativi alla localizzazione delle infrastrutture, al controllo della catena di approvvigionamento, al trattamento dei dati e ai requisiti di cybersicurezza. Particolarmente interessante è, inoltre, l’introduzione dell’obbligo, per le amministrazioni pubbliche e gli organismi dell’Unione, di effettuare una preventiva sovereignty risk assessment per determinare quale livello di garanzia sia necessario, prima dell’acquisizione di specifici servizi cloud ovvero di intelligenza artificiale. Tale valutazione mira a verificare il grado di esposizione delle infrastrutture pubbliche a forme di controllo o interferenza derivanti da ordinamenti giuridici esterni all’Unione europea. L’atto intende, inoltre, promuovere l’uso del valore aggiunto dell’UE negli appalti pubblici relativi a tali settori.

Una terza linea d’intervento è costituita dalla Strategia open source. I software a codice aperto sono considerati strumenti di cruciale importanza per il rafforzamento della sovranità tecnologica e della cybersicurezza europee. Trattandosi di soluzioni liberamente utilizzabili, modificabili e verificabili pubblicamente, vengono, inoltre concepite come modello di riferimento per le pubbliche amministrazioni. La strategia promuove, dunque, il principio open source first nelle procedure di acquisto e appalto di software da parte della pubblica amministrazione e valorizza il principio public money, public code, secondo il quale il software sviluppato mediante risorse pubbliche dovrebbe essere reso disponibile e riutilizzabile. L’iniziativa prevede inoltre l’istituzione di strumenti permanenti per il finanziamento e la manutenzione dei progetti open source strategici, nonché la creazione di strutture dedicate alla gestione delle infrastrutture digitali pubbliche europee.

A tali strumenti si aggiunge la Tabella di marcia per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico. La Commissione, sottolineando come lo sviluppo di tecnologie digitali (ad es. i data center) si configuri come fattore di incremento della domanda energetica europea, promuove l’integrazione dei data center nella pianificazione energetica nazionale, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’ottimizzazione delle reti e l’introduzione di sistemi di valutazione della sostenibilità ambientale delle infrastrutture digitali. L’obiettivo è garantire che l’espansione delle capacità digitali europee sia compatibile con gli obiettivi della transizione ecologica e della sicurezza energetica.

Tali strumenti contengono rilevanti ricadute nel diritto amministrativo, incidendo sia sulle modalità di esercizio delle funzioni pubbliche sia sugli strumenti di intervento dell’amministrazione a tutela della sovranità digitale.

In primo luogo, il pacchetto determina un possibile ampliamento della discrezionalità tecnica amministrativa. Le amministrazioni sono chiamate a effettuare valutazioni sempre più complesse in materia di sicurezza delle infrastrutture digitali, resilienza delle catene di approvvigionamento e dipendenze tecnologiche da operatori extraeuropei. In tale contesto, la sovereignty risk assessment prevista dal Cloud and AI Development Act, può configurarsi come nuovo procedimento valutativo ad elevato contenuto specialistico, fondato non solo su elementi tecnici ed economici, ma anche strategici e geopolitici.

In secondo luogo, la strategia europea incide significativamente sul diritto dei contratti pubblici. Il principio open source first orienta le amministrazioni verso l’utilizzo di software a codice aperto, mentre i criteri legati alla sovranità tecnologica introducono nuove esigenze di sicurezza e autonomia strategica nella selezione dei fornitori.

Ulteriori ricadute emergono sul piano dell’intervento pubblico nell’economia. Il Chips Act 2.0 prevede strumenti di sostegno industriale, quali la designazione di progetti strategici, il co-investimento pubblico e l’accelerazione delle procedure autorizzative, rafforzando il ruolo delle istituzioni europee e nazionali nella promozione dello sviluppo tecnologico. Tali misure si collocano in un delicato equilibrio con la disciplina degli aiuti di Stato e testimoniano una crescente funzione di indirizzo strategico delle amministrazioni pubbliche nei settori ad alta intensità tecnologica.

Un ulteriore effetto riguarda il rafforzamento della governance multilivello europea. L’attuazione delle diverse iniziative richiede, infatti, una stretta cooperazione tra Commissione europea, agenzie dell’Unione, autorità nazionali di regolazione e pubbliche amministrazioni. Si consolida, in tal senso, un modello amministrativo reticolare nel quale l’esercizio delle funzioni pubbliche si sviluppa attraverso forme di coordinamento tra diversi livelli di governo. L’attuazione della strategia richiederà, dunque, una maggiore collaborazione tra livelli amministrativi, nonché un generale rafforzamento delle capacità e competenze tecniche delle amministrazioni pubbliche, chiamate a gestire funzioni sempre più complesse in ambito digitale.

Tali interventi sembrano contribuire all’emersione della sovranità tecnologica quale nuovo interesse pubblico europeo, destinato a orientare l’azione amministrativa nei settori della digitalizzazione, della cybersicurezza e della regolazione delle infrastrutture strategiche.

Il pacchetto sulla sovranità tecnologica rappresenta, in conclusione, un tentativo organico e sistematicamente ambizioso della Commissione europea di rafforzare la capacità dell’Unione e degli Stati membri di governare lo sviluppo delle tecnologie strategiche e di ridurre le dipendenze esterne nei settori digitali. La sua portata trasformativa non si misura soltanto nella quantità delle norme prodotte, ma nella qualità del mutamento di paradigma che introduce: dal controllo ex post degli abusi di mercato e gestione del rischio all’architettura ex ante della sovranità digitale come prerequisito dell’ordinamento eurounitario. La portata effettiva di tale mutamento di paradigma dipenderà, tuttavia, dall’esito del procedimento legislativo europeo e dalla capacità degli Stati membri di tradurre gli obiettivi della sovranità tecnologica in pratiche amministrative concrete.

FacebooktwitterredditpinterestlinkedintumblrmailFacebooktwitterredditpinterestlinkedintumblrmail