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LA REGOLAZIONE AMMINISTRATIVA DELLE ATTIVITÀ SPAZIALI: TRA GESTIONE DEL RISCHIO E ATTRAZIONE DEGLI INVESTIMENTI PRIVATI

02 febbraio 2026

a cura di Michele Sangiovanni

Il 18 dicembre 2025, il Parlamento britannico ha approvato lo Space Industry (Indemnities) Bill, intervenendo in modo significativo sulla disciplina dell’indennizzo della responsabilità connessa allo svolgimento di attività spaziali, nel solco del quadro normativo delineato dallo Space Industry Act 2018.

L’intervento legislativo si colloca all’interno di una strategia di rafforzamento della certezza giuridica del settore, incidendo direttamente sul rapporto tra operatori privati e autorità pubbliche in materia di allocazione del rischio. In particolare, il provvedimento introduce l’obbligo di inserire, in tutte le licenze rilasciate agli operatori spaziali, un limite massimo predeterminato alla responsabilità di indennizzo nei confronti del Governo britannico e degli altri enti pubblici coinvolti.

La scelta normativa risponde all’esigenza di superare l’indeterminatezza del rischio finanziario gravante sugli operatori e, conseguentemente, sugli investitori, favorendo un contesto regolatorio maggiormente prevedibile e attrattivo per iniziative di lancio e programmi satellitari con base nel Regno Unito. Tale impostazione recepisce le raccomandazioni formulate dalla House of Lords nel rapporto “The Space Economy: Act now or lose out” del 4 novembre 2025, che aveva evidenziato come l’assenza di un chiaro regime di limitazione della responsabilità costituisse un fattore disincentivante per lo sviluppo del settore.

L’esperienza britannica si inserisce in una tendenza già riscontrabile in altri ordinamenti europei, nei quali il legislatore ha progressivamente assunto un ruolo attivo nella gestione pubblica del rischio spaziale.

Emblematico è il caso francese, ove la normativa vigente prevede che lo Stato determini ex ante un tetto massimo all’obbligo di indennizzo gravante sugli operatori privati per i danni derivanti da incidenti occorsi durante le operazioni spaziali autorizzate. Tale modello, fondato su una chiara ripartizione del rischio tra operatore e Stato, persegue esplicitamente l’obiettivo di incentivare l’afflusso di capitali privati in un settore caratterizzato da elevata complessità tecnologica e da potenziali impatti transnazionali, riducendo l’esposizione economica degli operatori senza compromettere le esigenze di tutela dell’interesse pubblico.

Queste soluzioni normative rispondono a un più ampio mutamento strutturale del settore spaziale. In una fase storica iniziale, infatti, l’intervento regolatorio risultava limitato, poiché le attività spaziali erano svolte quasi esclusivamente nell’ambito di commesse pubbliche, con imprese operanti quali esecutori di programmi statali. In tale contesto, l’esigenza di una disciplina organica delle autorizzazioni e della supervisione delle attività private appariva marginale, essendo lo Stato al contempo committente, regolatore e principale assuntore del rischio.

Negli ultimi anni, al contrario, l’emersione di programmi spaziali di iniziativa privata – in particolare nei segmenti dei lanci commerciali e dei servizi satellitari – ha reso necessario un ripensamento del ruolo delle amministrazioni pubbliche a vario titolo coinvolte. L’affrancamento dalle tradizionali commesse pubbliche ha reso imprescindibile la costruzione di quadri normativi nazionali e sovranazionali idonei a disciplinare l’accesso al mercato, la responsabilità civile e amministrativa e le forme di controllo pubblico sulle attività spaziali.

In tale prospettiva si colloca anche la recente approvazione, da parte dell’Italia, della legge 25 giugno 2025, n. 89, recante “Disposizioni in materia di economia dello spazio”, che segna un punto di svolta nella politica spaziale nazionale. Per la prima volta, l’ordinamento italiano si dota di un quadro normativo unitario volto a governare lo sviluppo dell’economia dello spazio, con obiettivi espressamente delineati e incentrati sull’aumento della competitività del Paese, attraverso la regolamentazione dell’accesso allo spazio extra-atmosferico e la promozione degli investimenti privati.

Sul piano della responsabilità e della gestione del rischio, l’Italia si colloca nel solco degli ordinamenti che prevedono una limitazione della responsabilità degli operatori per i danni cagionati a terzi da oggetti spaziali nell’ambito di attività autorizzate. La legge n. 89/2025 stabilisce, infatti, che l’operatore risponda dei danni entro i limiti previsti dall’art. 21, commi 1 e 2, imponendo la stipula di un’idonea copertura assicurativa o la prestazione di adeguate garanzie finanziarie. Oltre tale soglia, l’intervento dello Stato opera quale meccanismo di garanzia pubblica, confermando una scelta di politica legislativa orientata alla condivisione del rischio tra pubblico e privato.

Il nucleo centrale della disciplina italiana concerne, tuttavia, il regime autorizzatorio delle attività spaziali, quale strumento privilegiato di esercizio della funzione amministrativa di regolazione del mercato mediante controlli all’ingresso.

Le attività spaziali sono assoggettate a un procedimento autorizzativo che coinvolge una pluralità di amministrazioni pubbliche, in ragione dell’evidente molteplicità degli interessi da queste ultime curati, quali la sicurezza, la tutela ambientale e la  concorrenza. L’autorità competente al rilascio delle autorizzazioni è individuata nel Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero nell’Autorità politica delegata alle politiche spaziali, attualmente il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, a conferma della centralità del coordinamento politico-amministrativo nel governo del settore.

Sul piano sovranazionale, infine, assume rilievo la proposta di Regolamento dell’Unione europea in materia di sicurezza, resilienza e sostenibilità delle attività spaziali, pubblicata il 25 giugno 2025. Con il c.d. EU Space Act, la Commissione europea intende avviare una nuova fase dell’integrazione europea nel settore spaziale, attribuendo all’Unione un ruolo più incisivo nella governance dello spazio. La proposta mira a una armonizzazione dei requisiti essenziali di sicurezza e sostenibilità ambientale nei procedimenti autorizzatori, funzionale al corretto funzionamento del mercato interno dei servizi spaziali, pur preservando margini di intervento nazionale qualora ciò risulti oggettivamente necessario per la tutela di interessi pubblici primari.

In conclusione, l’analisi comparata degli ordinamenti evidenzia una convergenza sempre più marcata verso modelli di regolazione delle attività spaziali fondati sulla gestione pubblica del rischio e sulla prevedibilità dell’azione amministrativa quale leva di sviluppo del mercato.

La progressiva emersione di iniziative spaziali di matrice privata ha imposto al legislatore e alle amministrazioni pubbliche di ripensare strumenti e funzioni tradizionali del diritto amministrativo, adattandoli a un settore caratterizzato da elevata complessità tecnologica, rilevanti esternalità e intrinseca dimensione transnazionale.

In tale contesto, il regime autorizzatorio e la disciplina della responsabilità assumono una funzione non meramente repressiva o di controllo, ma conformativa del mercato, in quanto idonei a orientare le scelte degli operatori economici e a ridurre l’incertezza giuridica che costituisce uno dei principali ostacoli agli investimenti privati. La previsione di limiti alla responsabilità, accompagnata da meccanismi di garanzia pubblica, si configura così come uno strumento di bilanciamento tra l’esigenza di tutela degli interessi pubblici – sicurezza, ambiente, affidabilità delle infrastrutture spaziali – e la necessità di favorire l’ingresso e la permanenza di operatori privati nel settore.

La recente proposta di Space Act si inserisce in questa traiettoria evolutiva, prospettando un modello di armonizzazione selettiva che, pur salvaguardando le competenze nazionali, mira a rafforzare la coerenza complessiva dei regimi autorizzatori e di responsabilità all’interno dell’Unione. Se adeguatamente calibrata, tale impostazione potrebbe rappresentare un punto di equilibrio tra integrazione del mercato interno dei servizi spaziali e rispetto delle specificità ordinamentali, confermando il diritto amministrativo quale sede privilegiata di sintesi tra innovazione tecnologica, interessi economici e garanzie pubbliche.

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