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L’ACTION SPÉCIFIQUE IN FRANCIA: LE RECENTI DINAMICHE DELLA GOLDEN SHARE TRA I CASI LMB AEROSPACE ED EUTELSAT

27 aprile 2026

a cura di Marco Todisco

Nei primi mesi di quest’anno, in Francia hanno avuto luogo due casi importanti legati all’esercizio della golden share, manifestatisi in occasione delle acquisizioni di LMB Aerospace ed Eutelsat, entrambe società di rilevanza strategica. In queste vicende, l’intervento governativo si è contraddistinto per l’adozione di criteri valutativi differenziati in funzione della natura degli attori coinvolti, con esiti tra loro opposti.

Prima di analizzare nel dettaglio questi interventi, occorre esaminare il funzionamento dei poteri speciali in Francia e soffermarsi sui presupposti e sulle modalità con cui il Governo può esercitare tali prerogative. L’action spécifique, nota anche come golden share, è stata istituita dalla legge n. 86-912 per consentire allo Stato di esercitare poteri speciali, tra cui il diritto di veto su decisioni strategiche. Negli anni, l’istituto è stato riformato per armonizzare la sicurezza nazionale con le libertà del mercato unico. Attualmente basata sull’articolo 31-1 dell’ordinanza n. 2014-948, la normativa è stata potenziata dalla legge “PACTE” del 2019, che ne ha esteso l’applicazione a nuovi settori strategici.

Oggi l’action spécifique si configura come uno strumento giuridico dinamico attivabile per la salvaguardia degli interessi nazionali essenziali quali l’ordine pubblico, la sicurezza pubblica e la difesa nazionale. A riprova di quanto detto, si evidenzia che il ricorso a questo istituto ha visto una notevole crescita, in quanto nel 2025 sono state notificate 417 operazioni rientranti nei settori di rilevanza strategica, segnando un incremento significativo rispetto alle 105 notifiche registrate un decennio prima.

Tali poteri comportano ampie prerogative statali che includono l’autorizzazione preventiva al superamento di soglie azionarie (con vincoli maggiori per i capitali esteri), la nomina di rappresentanti governativi nei CdA e il veto sulla cessione di asset sensibili. A differenza del sistema italiano, la normativa francese ha modulato i settori strategici in base alla nazionalità dell’acquirente, tanto è vero che per i soggetti UE, il controllo si limita ad ambiti quali difesa, antiterrorismo e sicurezza informatica, mentre per i soggetti extra-UE, il perimetro si estende a comparti critici come criptologia, segreto militare e forniture per la difesa. Inoltre, a garanzia del mercato libero, è prevista una revisione quinquennale obbligatoria in cui il ministro dell’economia deve verificare la persistente necessità e proporzionalità di tali poteri, potendo confermarli, modificarli o revocarli.

Analizzando le fattispecie concrete, il caso di LMB Aerospace offre una prospettiva interessante sull’applicazione pratica di queste regole, specialmente quando riguardano una PMI. La società in questione è specializzata nella produzione di sistemi di raffreddamento e ventilazione ad alta tecnologia per applicazioni a duplice uso. Sebbene il comparto militare incida solo in misura marginale sul volume d’affari complessivo, l’azienda riveste un ruolo strategico essenziale. Essa realizza, infatti, componentistica critica per i settori aeronautico e navale – con applicazioni dirette su piattaforme quali i caccia Rafale e la portaerei Charles de Gaulle – risultando così indispensabile per l’operatività dei principali sistemi della difesa nazionale.

L’istanza di acquisizione, presentata dalla statunitense Loar Group, ha indotto la Direction Générale de l’Armement – organo preposto alla pianificazione dei sistemi di difesa e al supporto dell’industria bellica nazionale – a formulare riserve critiche, raccomandando di subordinare l’autorizzazione all’ingresso di Bpifrance come azionista minoritario con un seggio nel consiglio di amministrazione. Successivamente, il ministero dell’economia ha autorizzato l’operazione – perfezionatasi a fine dicembre 2025 – ai sensi dell’articolo L151-3 del Code monétaire et financier. Benché il provvedimento autorizzativo non sia stato reso pubblico nella sua interezza, il ministro Roland Lescure ha reso noti gli impegni prescritti all’acquirente statunitense per ottenere il via libera. Tali obblighi prevedono (i) il mantenimento delle capacità industriali sul territorio francese; (ii) la protezione dei contratti definiti strategici e (iii) il riconoscimento di un potere di veto in capo al governo su ogni decisione di rilievo che possa pregiudicare la continuità produttiva o la sicurezza degli approvvigionamenti.

In seguito a tale operazione, il Governo ha formalizzato una partecipazione diretta dello Stato tramite il decreto pubblicato nel Journal Officiel n. 58 dell’8 marzo. Tramite tale atto, lo Stato ha acquisito formalmente un’azione della società al prezzo simbolico di un euro, ottenendo così i poteri di controllo strategico necessari a tutelare l’interesse nazionale nel nuovo assetto proprietario.

Oltretutto, questo intervento assume un’ulteriore rilevanza sistematica se analizzato alla luce della decisione che è stata adottata dal Governo francese lo scorso gennaio. In quell’occasione, l’esecutivo ha opposto il proprio veto alla cessione di alcuni asset di Eutelsat a un fondo svedese, un provvedimento raro che ne sottolinea la natura straordinaria.

Eutelsat, operatore di riferimento nelle telecomunicazioni satellitari con sede in Francia, aveva infatti definito un accordo per la vendita delle proprie infrastrutture terrestri, comprendendo antenne e circuiti, al fondo EQT per un valore di circa 550 milioni di euro. L’operazione, strutturata come un accordo di sale and leaseback, mirava ad alleggerire il debito societario per finanziare il rafforzamento della costellazione satellitare OneWeb, resa necessaria dalla crescente pressione competitiva di Starlink (di proprietà di SpaceX) e Kuiper (di proprietà di Amazon), e per sostenere lo sviluppo della futura costellazione sovrana europea Iris².

In questo caso, il ministero dell’economia ha scelto di bloccare l’operazione attraverso l’esercizio dei propri poteri speciali. La ratio del veto non è derivata tanto dalla nazionalità dell’investitore, quanto dalla natura strategica degli asset coinvolti. Eutelsat ricopre un ruolo unico nel panorama nazionale poiché ha sottoscritto un accordo quadro decennale con le forze armate francesi per un importo massimo di un miliardo di euro e costituisce una risorsa cruciale per la trasmissione di dati a scopi militari. Poiché l’azienda rappresenta uno dei pochi competitor europei di scala globale, lo Stato francese – che ha nel frattempo incrementato la propria partecipazione al 30% del capitale – ha optato per una tutela integrale dell’infrastruttura. Questa decisione ha infatti confermato la volontà di mantenere gli asset all’interno del perimetro nazionale, giudicandoli troppo critici per essere frazionati, nonostante le possibili ripercussioni economiche negative sull’azienda nel breve periodo.

Tali casi hanno evidenziato come l’esercizio della golden share si focalizzi prioritariamente sulla rilevanza strategica del settore e sugli impegni contrattuali assunti dall’acquirente per garantire la continuità operativa. In presenza di partner alleati, la nazionalità dell’investitore passa in secondo piano di fronte alla necessità di salvaguardare l’efficienza degli asset critici. Tuttavia, nonostante questo recente consolidamento casistico, è opportuno osservare che anche nel quadro giuridico francese l’applicazione di questo istituto rimane soggetta a una costante evoluzione, muovendosi in un delicato equilibrio tra esigenze di sicurezza e dinamiche di mercato.

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