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UN PRIMO SGUARDO AL PACCHETTO EUROPEO PER L’AGRICOLTURA BIOLOGICA: REVISIONE REGOLATORIA E ROADMAP PER LA SEMPLIFICAZIONE E IL RAFFORZAMENTO DELLA COMPETITIVITÀ

02 febbraio 2026

a cura di Agnese Trani

Il 17 dicembre 2025 la Commissione europea ha presentato un pacchetto di misure volto a modernizzare, semplificare e rafforzare la competitività del settore dell’agricoltura biologica. L’iniziativa si inserisce nel più ampio quadro di semplificazione del settore agricolo delineato dalla Vision for Agriculture and Food 2040 e si articola lungo due direttrici principali: da un lato, l’annuncio di modifiche mirate al regolamento (UE) n. 848/2018, dall’altro, la presentazione di una roadmap dettagliata di interventi sulla normativa di attuazione ed esecuzione, finalizzata a ridurre la complessità amministrativa e a migliorare l’attuazione della disciplina nei diversi Stati membri.

L’agricoltura biologica viene così confermata come componente strutturale della politica agricola europea, in ragione del suo contributo all’uso responsabile dell’energia e delle risorse naturali, alla conservazione degli equilibri ecologici regionali, al miglioramento della fertilità del suolo e della qualità delle acque e al mantenimento di un’elevata biodiversità. Il comparto contribuisce, inoltre, alla coesione territoriale ed economica favorendo la creazione di un’occupazione di qualità e forme di imprenditorialità locale, in particolare nel contesto delle piccole e medie imprese. L’attenzione costante riservata al biologico si giustifica anche alla luce di ragioni di natura economica: il settore interessa, infatti, 17 milioni di ettari (circa l’11% dell’intera superficie agricola comunitaria) e oltre 381.000 agricoltori, con un mercato al dettaglio stimato in circa 45 miliardi. Il metodo biologico è presentato, oltretutto, quale rilevante fattore di ricambio generazionale, come dimostra il dato, evidenziato dalla Commissione, secondo cui la percentuale di aziende biologiche condotte da giovani agricoltori risulta significativamente superiore (20,7%) rispetto alla media complessiva delle aziende agricole (11,9%). Da qui l’esigenza, avvertita a livello europeo, di intervenire sul comparto, per garantirne la sostenibilità economica e rafforzarne la competitività.

Le modifiche regolamentari annunciate si propongono, pertanto, di intervenire su nodi specifici emersi nella fase di applicazione della disciplina, senza mettere in discussione l’impianto sostanziale del sistema. Un primo profilo di intervento riguarda il chiarimento delle regole applicabili alle importazioni di prodotti biologici nel regime di equivalenza, alla luce della sentenza resa dalla Corte di Giustizia in data 4 ottobre 2024 nel caso Herbaria II (causa C-240/23). La Commissione intende fornire maggiore certezza giuridica agli operatori e ai consumatori, garantendo che questi ultimi possano compiere scelte d’acquisto consapevoli e assicurando, al contempo, condizioni di concorrenza leale nel mercato interno tra prodotti pienamente conformi alle norme di produzione dell’Unione e prodotti provenienti da Paesi terzi considerati equivalenti. In tale prospettiva si colloca anche la decisione di estendere oltre il 31 dicembre 2026 il riconoscimento dell’equivalenza per undici Paesi terzi, al fine di evitare perturbazioni nei flussi commerciali internazionali, dai quali il settore biologico europeo trae benefici significativi. Questa scelta risponde all’esigenza di garantire stabilità alle relazioni commerciali consolidate e alla salvaguardia dell’integrità e affidabilità del sistema di certificazione biologica dell’Unione. Un ulteriore obiettivo perseguito dalle proposte di revisione regolamentare riguarda la riduzione della complessità normativa, emersa come una delle principali criticità segnalate dagli operatori e dalle autorità competenti nel corso delle consultazioni svolte dalla Commissione. Gli interventi prospettati mirano a razionalizzare il quadro esistente, rafforzando la competitività della produzione biologica europea senza abbassare gli standard di tutela. Secondo le stime della Commissione, tali aggiustamenti potrebbero generare risparmi annui diretti sui costi amministrativi pari a 47,8 milioni di euro, di cui 45,9 milioni a beneficio di agricoltori e operatori e 1,9 milioni per le amministrazioni pubbliche.

Accanto alla revisione del regolamento di base, la Commissione ha presentato una roadmap ampia e articolata per la riforma della legislazione attuativa ed esecutiva in materia di biologico. Il documento prevede una serie di interventi progressivi, destinati a incidere sul funzionamento del sistema dei controlli, su aspetti tecnici della produzione e sulla coerenza interpretativa del quadro normativo.

Sotto il profilo della semplificazione amministrativa, il documento si concentra sulla riduzione degli oneri a carico delle autorità pubbliche e degli organismi di controllo, attraverso interventi di razionalizzazione procedurale, di miglioramento dell’interoperabilità dei sistemi informativi e di semplificazione degli adempimenti documentali. Queste misure sono accompagnate da un generale rafforzamento del sistema di audit e controllo, con l’obiettivo di consolidare l’integrità e la credibilità complessiva del sistema certificativo.

Per quanto concerne gli agricoltori e gli operatori della filiera, la roadmap contempla una serie di misure di carattere tecnico-attuativo volte a incidere sulle condizioni operative della produzione biologica. Un ruolo centrale è, poi, attribuito al miglioramento della coerenza interpretativa e del supporto all’attuazione normativa, mediante la sistematica revisione delle linee guida e dei documenti esplicativi. In tale prospettiva, la roadmap si configura come uno strumento dinamico e aperto, destinato a essere periodicamente riesaminato e adattato in funzione dell’evoluzione delle esigenze applicative; a tal fine, la Commissione ha già previsto una ricognizione, a diciotto mesi, delle azioni intraprese e dei risultati conseguiti. 

Insieme al pacchetto, la Commissione si impegna a lavorare a un aggiornamento del Piano d’azione dell’UE per lo sviluppo della produzione biologica, attualmente in vigore per il periodo 2021-2026. Nel 2026, infatti, la Commissione avvierà una consultazione con gli Stati membri e le parti interessate per adeguare il Piano al nuovo contesto economico e all’architettura della futura PAC 2028-2034, tenendo conto anche delle sinergie con la Strategia per la bioeconomia e con le politiche in materia di innovazione e digitalizzazione. Le riflessioni si concentreranno, inoltre, sul contributo che l’agricoltura biologica può offrire al perseguimento delle priorità dell’UE in materia di competitività, competenze, sviluppo rurale e autonomia strategica, e su come rafforzarne i legami con l’innovazione e la digitalizzazione.

In tale contesto si inserisce anche la revisione della disciplina europea sugli appalti pubblici, nell’ambito della quale la Commissione intende valutare in che misura le procedure di acquisto pubblico possano, nel rispetto delle regole del mercato unico e degli obblighi internazionali, sostenere in modo maggiormente incisivo gli obiettivi di sostenibilità. L’agricoltura biologica è destinata a beneficiare in modo significativo di tale evoluzione, in quanto già riconosciuta quale criterio di sostenibilità nell’ambito degli appalti pubblici verdi. Ciò rafforza l’allineamento tra politiche di approvvigionamento pubblico e obiettivi socio-economici e ambientali dell’Unione, favorendo un impiego crescente dei prodotti biologici nelle mense scolastiche, negli ospedali e in altre istituzioni pubbliche e contribuendo alla promozione di appalti alimentari sostenibili e coerenti con la politica europea.

Nel loro insieme, queste e altre iniziative sono destinate a sostenere un quadro nel quale l’agricoltura biologica possa crescere e contribuire in modo più incisivo alla competitività, all’occupazione di qualità e a uno sviluppo territoriale equilibrato.

L’iniziativa della Commissione si innesta, infine, nel più ampio terreno della Politica agricola comune. Nell’attuale periodo di programmazione, sono destinati al settore circa 19 miliardi di euro, nell’ambito di un sistema di sostegno in continuo miglioramento ed evoluzione. Ne configura un esempio l’accordo sulla semplificazione della PAC del 2025, che ha ulteriormente rafforzato la posizione del biologico, riconoscendolo come “verde per definizione” e riducendo gli oneri amministrativi connessi alla verifica della conformità alle buone condizioni agronomiche e ambientali. Tale impegno si riflette anche nella proposta per la futura PAC, che individua l’agricoltura biologica come una delle sei aree prioritarie in materia di ambiente e clima, con misure specifiche di sostegno alla transizione, agli investimenti, alla formazione e all’organizzazione delle filiere. Inoltre, nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP), sono previste ulteriori opportunità per il comparto attraverso investimenti mirati e progetti sinergici, in particolare nelle infrastrutture di trasformazione e logistica, nei modelli cooperativi e nei processi di digitalizzazione. Accanto a tali interventi, il rafforzamento dei servizi di formazione e consulenza dedicati al biologico continuerà a svolgere un ruolo centrale nel sostegno alla competitività e allo sviluppo di lungo periodo del settore.

Il pacchetto di riforme è stato accolto favorevolmente dall’IFOAM Organics Europe, che ne ha sottolineato l’equilibrio tra adeguamento delle regole alle realtà operative e salvaguardia dei principi fondamentali della produzione biologica. In particolare, l’organizzazione ha apprezzato l’impostazione della roadmap, in quanto strumento idoneo ad affrontare le sfide applicative del comparto, anche alla luce della sua naturale flessibilità e dinamicità.

La roadmap presentata dalla Commissione europea rappresenta, dunque, una ricalibrazione strategica del quadro giuridico dell’agricoltura biologica dell’Unione, orientata a ridurre la complessità normativa e amministrativa senza compromettere gli elevati standard che caratterizzano il modello europeo. Inserita in un contesto di sostegno finanziario rafforzato e di governance multilivello, essa mira a creare le condizioni per una crescita equilibrata del settore, valorizzandone i benefici economici, ambientali e sociali e consolidandone il ruolo quale asset strategico per la resilienza, la sovranità alimentare sostenibile e la competitività dell’Unione.

L’annuncio della Commissione può essere, in definitiva, accolto con un certo favore. L’impostazione complessiva sembra infatti coerente con le linee di indirizzo della Vision for Agriculture and Food 2040, nella misura in cui individua nella semplificazione e nella riduzione degli oneri una leva essenziale per accompagnare la transizione verso modelli agricoli più sostenibili. In un comparto come quello biologico, caratterizzato da un quadro tecnico-regolatorio particolarmente denso e da adempimenti spesso complessi, l’obiettivo di rendere le regole più leggibili e proporzionate appare, in astratto, non solo opportuno ma anche funzionale alla competitività e alla resilienza del settore. La semplificazione, per produrre effetti reali, non può, però, esaurirsi in un intervento di mero alleggerimento formale, ma deve seguire un percorso ordinato di accompagnamento. In questa prospettiva, la Roadmap sembra muoversi nella direzione corretta, soprattutto laddove affianca all’adeguamento mirato dell’atto di base una revisione della normativa esecutiva e attuativa e un rafforzamento degli strumenti operativi (formazione, supporto, digitalizzazione).

Resta però un profilo che merita di essere segnalato. Nel quadro delineato, non emerge ancora in modo esplicito una strategia altrettanto strutturata di sostegno e consolidamento di alcuni meccanismi comunitariche potrebbero incidere direttamente sugli ostacoli burocratici e di ingresso nel mercato. In questa chiave, strumenti come i biodistretti e la certificazione di gruppo possono svolgere una funzione di riduzione dei costi di transazione, di organizzazione della filiera e di valorizzazione territoriale, ma richiedono spesso misure di accompagnamento (anche promozionali e di sviluppo della domanda) perché il loro potenziale non resti solo teorico. Più che mancare del tutto, tali dimensioni sembrano al momento meno centrali rispetto all’asse portante del documento, che è prevalentemente orientato alla razionalizzazione normativa e amministrativa. Proprio per questo, ci si auspica che, nella fase di attuazione e nella prevista ricognizione della Roadmap, la Commissione integri l’impianto con interventi maggiormente mirati a rafforzare questi strumenti “di sistema”, attraverso politiche di informazione e promozione.

In conclusione, la Roadmap appare un passaggio significativo nella direzione di un quadro più coerente e praticabile per l’agricoltura biologica; la sua effettiva capacità trasformativa dipenderà tuttavia dalla traduzione delle enunciazioni in misure operative e, soprattutto, dall’equilibrio che verrà concretamente raggiunto tra semplificazione, integrità del sistema dei controlli e rafforzamento degli strumenti collettivi e territoriali che possono rendere la crescita del settore (costituito per lo più da PMI) più inclusiva e meno onerosa.

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