Lab-IP

La Capital Markets Union

di Matteo Manocchio

22/10/15
Il Presidente della Commissione Europea Junker ha dichiarato, all’avvio del proprio mandato nel novembre 2014, che la creazione in Europa di un Mercato Unico di Capitali (c.d. Capital Markets Union o CMU) rappresenta uno dei punti fondamentali della propria agenda. Illustrare e rendere comprensibile in poche parole il progetto di realizzazione del Capital Markets Union non è così semplice e lineare giacchè esso tocca ambiti piuttosto delicati e complessi: quelli della finanza e dell’economia, i quali sono settori che nel mondo del diritto abbisognano di una qualche sensibilità e coscienza in più per la loro regolamentazione, specie dopo l’attuale crisi del 2008. Comunque, stabilito che la CMU formalmente rappresenta uno degli obiettivi di risposta dell’Unione Europea alla crisi, per chiarire ulteriormente cosa si intende, nella sostanza, per Capital Markets Union, possiamo inquadrare gli ambiti di riferimento dello stesso negli obiettivi: a) di raccolta di capitale; b) di stabilità del sistema finanziario; c) di tutela dei consumatori; d) di riforma della regolamentazione dei servizi finanziari; e) di revisione del sistema europeo di vigilanza finanziaria.
Sulla base di tali premesse, in realtà, la creazione di un CMU ha la propria fonte principale sul progetto del 18.02.2015 che prende il nome di Libro Verde “Costruire un’Unione dei Mercati di Capitali”. Questo documento di consultazione dispone l’obiettivo di raccogliere, attraverso una discussione pubblica, indicazioni sulle possibili misure da intraprendere per realizzare un effettivo mercato unico di capitali nel contesto europeo.
Partendo dall’analisi delle sfide attuali per i mercati europei di capitali, il Libro Verde identifica cinque aree di intervento prioritario:
1. Revisione della disciplina sul prospetto informativo al fine di agevolare le imprese, specialmente quelle di più piccole dimensioni (PMI o SMEs), nel reperire finanziamenti e attrarre finanziatori internazionali;
2. Ampliamento della platea degli investitori finanziari per le PMI, in particolare favorendo una maggiore disponibilità delle informazioni sulla situazione creditizia delle stesse;
3. Elaborazioni di proposte per favorire un mercato sostenibile delle cartolarizzazioni;
4. Promozione di investimenti a lungo termine, in particolare di tipo infrastrutturale, sviluppando ulteriormente il quadro europeo sui nuovi fondi di investimento europeo a lungo termine (cd. ELTIF);
5. Sviluppo di un mercato europeo del private placement, secondo un approccio condiviso con l’industria e orientato a incoraggiare gli investimenti diretti nelle imprese di minori dimensioni.
Nell’ottica soprattutto di migliorare, incrementare e diversificare la gamma di possibilità di finanziamento delle PMI, al fine di favorire il contatto diretto tra investitori e imprese, il Libro Verde individua dei principi guida ai quali ispirarsi per la creazione del CMU: massimizzazione dei vantaggi che i mercati possono portare all’economia e all’occupazione; creazione di un mercato unico per tutti e 28 gli Stati membri eliminando gli ostacoli agli investimenti transfrontalieri (cd. cross-border investment); creazione di un sistema unico di regole sui servizi finanziari e rafforzamento della competitività internazionale dell’Unione Europea.
Di recente, il 30.09.2015, è stata presentata a Bruxelles una comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo. Il documento è molto ampio e variegato, esso porta infatti il nome di “Action Plan Package on Building a Capital Markets Union”. Oltre e ribadire l’intento di rafforzare e ampliare i canali di finanziamento per le PMI (ad esempio attraverso l’avvio di una fase di valutazione dei regimi nazionali per l’introduzione di un canale di crowdfunding più semplice per le start-up), questo piano d’azione della Commissione annuncia l’apertura di una procedura di consultazione in materia di fondi europei per il venture capital (European Venture Capital Funds o EuVECA) e fondi europei per l’imprenditoria sociale (European Social Entrepreneurship Funds o EuSEF). In particolare, l’istituzione UE intende recepire opinioni e suggerimenti in merito al proprio ambizioso progetto di realizzazione di un’Unione dei Mercati di Capitali. Queste tipologie di fondi, introdotte dai regolamenti UE n. 345 e 346 del 2013, sono state ideate al fine di garantire fonti di approvvigionamento finanziario differenti rispetto al tradizionale canale del credito bancario, in lenta ripresa dalla recente crisi economica, a beneficio dei consumatori e delle imprese europee, soprattutto di medie-piccole dimensioni. Gli EuVECA e EuSEF sono inoltre finalizzati ad abbattere le barriere economiche nazionali e a consentire una maggiore armonizzazione degli strumenti d’investimento europei, in particolare quelli finanziari di lungo periodo. La procedura di consultazione instaurata tra Commissione e Parlamento Europeo si chiuderà il 6.01.2016, a cui seguirà una proposta legislativa da parte della Commissione. Da ciò si evince chiaramente che l’idea di fondo della CMU è che, se le banche non sono in grado di finanziare l’economia, allora è necessario trovare dei canali finanziari complementari, ovvero sviluppare il mercato dei capitali e altre forme di prestito non bancario (EuVECA e EuSEF), anche in considerazione del fatto che i crediti potrebbero diminuire a seguito dell’applicazione delle nuove regole di vigilanza e di rischio bancario. Con la Capital Markets Union si pensa quindi di favorire la realizzazione di canali alternativi di finanziamento a quello bancario, ossia operazioni simili a quelle svolte dalle banche, ma realizzate da soggetti e veicoli che non devono sottostare alle regole e limiti che riguardano il sistema bancario.
Tuttavia, come è solito, assistiamo anche a opinioni piuttosto scettiche e diffidenti all’introduzione di un “qualcosa” di nuovo e potenzialmente innovativo per l’economia dell’Europa. La domanda da porsi sarebbe: chi trarrà beneficio dalla CMU? Risponde a questo quesito, in un pubblicato, la Finance Watch spiegando che è molto improbabile che la CMU crei posti di lavoro e crescita sostenibile poiché essa si concentra troppo sull’aumento dell’offerta di credito e su come finanziare l’economia, mentre un punto altrettanto importante e necessario per il dibattito europeo sarebbe quello di focalizzarsi e discutere su quel che finanziamo. In sintesi, secondo la Finance Watch, chi trarrà benificio dalla CMU sarebbero solamente le banche too big to fail, e non le PMI per le quali il finanziamento basato su un mercato di capitali unico è in gran parte irrilevante. La CMU darebbe nuova vita alle tendenze precedenti al 2008 senza apprendere nulla dalla lezione della crisi poiché, nella sostanza, andrebbe a favorire ed espandere il sistema ombra bancario e delle cartolarizzazioni (cd. shadow banking system). La soluzione che appare migliore, secondo parte degli esperti di finanza, non sarebbe perciò quella di allargare la torta finanziaria ma piuttosto di prendere atto che, nella realtà dei fatti, ad oggi, gran parte delle attività finanziarie sono completamente slegate dall’economia reale (basti pensare alla quantità di strumenti speculativi che drenano liquidità ma non servono in nessun modo a finanziare le attività produttive). La soluzione non è, quindi, pompare liquidità al sistema ma spostare verso l’economia produttiva almeno una parte delle sterminate risorse del sistema finanziario, disincentivare le attività speculative e impedire al sistema finanziario di provocare continui turbamenti e instabilità.
Di converso, nel panorama poltico-istituzionale europeo, L’Association for Financial Markets in Europe (AFME), una delle maggiori lobby del settore finanziario presso le istituzioni europee, ha dichiarato in un recente comunicato stampa di ottobre 2015 che “La Capital Markets Union è un’iniziativa faro dell’Unione Europea, e ne siamo pieni sostenitori”. L’Action Plan della Commissione appare così soddisfare le esigenze e gli interessi di chi, per definizione, cerca di ottenere il meglio possibile. La CMU viene riconosciuta come un’iniziativa di prestigio e di apertura del sistema finanziario esclusivamente nata per rafforzare l’economia e stimolare gli investimenti per creare lavoro. Mostrare diffidenza in partenza verso un progetto così ambizioso per il sistema economico europeo può contribuire certamente a migliorare il dibattito e a ricercare soluzioni il quanto più possibili aderenti ai principi sanciti a livello europeo di libera circolazione dei capitali e di sviluppo dell’economia. Bisogna tener presente infatti che la CMU sebbene sia un’iniziativa, di fatto, ancora in fieri, essa proviene da una scelta razionale e presa con coscienza per lo sviluppo e la crescita dell’Europa e che, come affermato dalla stessa Commissione, “The main thrust of the capital markets union should be about liberating, not controlling markets” .

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