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USA, i sussidi federali dell’Obamacare superano l’esame della Corte Suprema

Lucia Aniballi

Si segnala la decisione del 25/06/15 della Corte Suprema degli Stati Uniti, con cui il “Patient Protection and Affordable Act” è stato dichiarato ancora una volta compatibile con il sistema americano. Al vaglio dei giudici, in particolare, era un aspetto specifico dell’Obamacare, riguardante i sussidi offerti dal governo federale ai singoli per poter sottoscrivere le polizze che, a cuasa di un passaggio poco chiaro dell testo della legge, rischiavano di essere eliminati.
La riforma, infattii, una delle più importanti dell’amministrazione Obama (ha portato ad avere una copertura sanitaria 13 milioni di Americani, in precedenza esclusi) poggia essenzialmente su tre “pilastri”:
1) ciascun cittadino è obbligato a dotarsi di un’assicurazione sanitaria, pena il pagamento di una multa;
2) gli enti assicurativi non posso rifiutare la stipula di una polizza sulla base della storia clinica o delle condizioni di salute attuali del contraente;
3) gli Stati devono predisporre un “mercato” locale in cui i sussidi erogati dal governo centrale, parametrati agli stipendi, possano essere scambiati.
Ad oggi, tuttavia, 34 Stati su 50, per impossibilità o, più semplicemente, mancanza di volontà e contrarietà alla riforma, hanno omesso tale sistema di scambi locale, rendendo necessario il ricorso al “mercato” federale, cioè il sito HealthCare.gov. La pronuncia, dunque, rischiava di eliminare 6,5 milioni di sussidi e di mettere in crisi, dunque, tutto l’impianto.
La Corte, in particolare, ha nuovamente fatto salvo il sistema sulla base di un’interpretazione finalistica della legge, prendendo atto che la volontà del Congresso, nell’emanare la riforma, era quella di migliorare il funzionamento dei mercati assicurativi e non di minarne l’operatività ed ha, pertanto, confermato la legittimità dei regolamenti attuativi emanati fino ad ora.

Qui la notizia su Il Sole 24 Ore e sul New York Times.

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