Lab-IP

La coerenza regolatoria nel partenariato trans-pacifico.

06/11/16

di Beatrice Perinelli

 

Il Partenariato Trans-Pacifico (TPP) è il più vasto accordo di libero scambio (FTA) ad oggi esistente firmato il 4 febbraio 2016 ad Auckland in Nuova Zelanda da 12 paesi (Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti, Vietnam) il cui scopo fondamentale è la liberalizzazione del mercato e degli investimenti per il rilancio della crescita economica attraverso l’abbattimento delle barriere doganali e tariffarie ma soprattutto attraverso lo sviluppo di tecniche di regolamentazione dei vari settori del mercato che propongano standard e regole condivise da tutti. L’importanza di tale trattato deriva dal fatto che questo è destinato ad influenzare il 40% dell’economia mondiale con più di 800 milioni di persone coinvolte, sicuramente esso rappresenta il più grande traguardo raggiunto in politica estera dall’amministrazione Obama ed è finalizzato a riaffermare gli Stati Uniti come una potenza economica mondiale. Dopo questo primo passo molto importante il Trattato dovrà essere ratificato, entro febbraio 2018, da tutti i Paesi firmatari o, se così non dovesse essere, da almeno sei Paesi che rappresentino l’85% del prodotto interno lordo totale dei dodici firmatari; ciò significa che almeno il Giappone e gli Stati Uniti (che insieme rappresentano poco meno dell’80%) dovranno procedere a tale ratifica altrimenti per gli altri Stati coinvolti non ci sarà modo di raggiungere tale percentuale.

In generale il vero problema per le imprese sia di piccole che di grandi dimensioni, quando decidono di esportare i loro prodotti o di stabilire una filiera produttiva in un altro paese, è il costo che devono affrontare per accedere al mercato estero, costo rappresentato non tanto dalle barriere doganali quanto da quelle che vengono chiamate “barriere non-tariffarie” cioè dai costi che devono essere sopportati per adeguarsi alla regolamentazione di un dato settore di mercato in un paese estero. Di solito sono proprio gli enti regolatori nazionali che impongono standard o regole procedurali per accedere al mercato in modo tale da rendere difficili le importazioni o l’accesso per industrie estere; esempi di tali tipi di barriere sono: l’imposizione di standard tecnici di sicurezza sanitaria o ambientale, l’imposizione di obblighi di registrazione presso una determinata agenzia che detiene il potere di decidere se ammettere o meno un determinato prodotto, l’imposizione di procedure per la produzione di determinati prodotti. È proprio la demolizione delle barriere non tariffarie il grande obiettivo degli accordi di libero scambio ma anche il tema più delicato su cui si fronteggiano, da sempre, i sostenitori di tali negoziati interessati a dimostrare come la cooperazione regolatoria internazionale sia un ottimo strumento per cercare di allineare le regolamentazioni e gli oppositori preoccupati di dimostrare che al contrario la cooperazione regolatoria internazionale è un mezzo per abbassare il livello degli standard di sicurezza e di protezione raggiunti e per dismettere l’autonomia regolamentare da parte delle Agenzie governative degli stati coinvolti a favore di enti regolatori soprannazionali.

Per superare questi dissidi e per spingere gli enti regolatori dei 12 paesi firmatari a creare realmente un mercato unico il Partenariato Trans-Pacifico, oltre alle varie previsioni di cooperazione regolatoria trattate nei capitoli dedicati ai singoli settori di mercato, contiene il capitolo 25 chiamato appunto “regulatory coherence” con cui si promuove un contesto normativo aperto, equo e prevedibile per le imprese che operano nei mercati Trans-Pacifici, utilizzando i principi caratteristici del processo di regolamentazione come la trasparenza, l’imparzialità, il giusto processo, nonché il coordinamento tra il governo e le parti interessate al fine di garantire un approccio normativo coerente. Come specifica lo stesso ufficio esecutivo del Presidente degli Stati Uniti: “Questo capitolo non pregiudica il diritto degli Stati Uniti o delle altre parti firmatarie il TPP a regolare autonomamente i settori della salute pubblica, della sicurezza, del lavoro e della tutela ambientale o qualsiasi altro argomento di interesse pubblico, e soprattutto non si richiedono modifiche ai regolamenti o ai processi regolatori delle parti coinvolte”.  Questa affermazione dimostra come la cooperazione regolatoria internazionale all’interno del TPP sia vista come un beneficio di cui gli enti regolatori possono usufruire per cercare di trovare un punto in comune nella regolamentazione o per migliorare i regolamenti interni e mai come un modo per rinunciare alla propria indipendenza e autonomia regolamentare.

L’importanza che la cooperazione regolatoria internazionale ha assunto negli ultimi decenni è sottolineata dal fatto che il TPP è il primo accordo di libero scambio firmato dagli Stati Uniti contenente un capitolo sulla “coerenza regolatoria” con cui si cerca di promuovere: “l’esportazione” dei principi di buona prassi regolamentare nel processo di sviluppo normativo, il coordinamento tra enti regolatori, l’accrescimento delle opportunità delle parti interessate di partecipare al processo regolamentare e tutto è finalizzato ad eliminare i requisiti o i regolamenti incoerenti  o che sono stati approvati senza un processo democratico. Comunque ogni Stato coinvolto mantiene la possibilità di individuare le proprie priorità di regolamentazione e di stabilire il livello di sicurezza o di protezione che ritiene più opportuno.

Tra gli articoli più significavi che compongono il capitolo vanno assolutamente segnalati:

  • Articolo 25.4 “Creazione di processi o meccanismi di coordinamento e revisione”: lo scopo è di facilitare la coerenza regolamentare in ogni paese firmatario promuovendo meccanismi di consultazione e di coordinamento efficaci tra le agenzie
  • Articolo 25.5 “Attuazione delle buone pratiche di regolamentazione”: si incoraggia l’adozione delle buone pratiche di regolamentazione ampiamente riconosciute quale: la valutazione dell’impatto delle misure regolamentari proposte (Regulatory Impact Analysis) al fine di valutare la gamma di possibili alternative, l’esposizione dei motivi posti alla base della scelta di una delle alternative proposte e la natura del regolamento introdotto. Le buone pratiche di regolamentazione includono: la garanzia che i regolamenti siano scritti chiaramente; che il pubblico abbia accesso alle informazioni sulle nuove misure di regolamentazione, se possibile, online; che le misure regolamentari esistenti vengano periodicamente poste sotto analisi per accertare se rimangono il mezzo più efficace per raggiungere l’obiettivo desiderato.
  • Articolo 25.6 “Comitato per la coerenza regolatoria”: il Comitato contribuisce a dare ai governi, alle imprese e alla società civile l’opportunità di segnalare la necessità di un miglioramento nella cooperazione regolatoria ovvero una migliore pratica di regolamentazione raggiunta in uno dei paesi firmatari o di prendere in considerazione nuovi settori per una potenziale cooperazione.

Il contesto giuridico e normativo dei paesi dell’area Trans- Pacifica è vario: i governi e le parti coinvolte possono avere priorità diverse e raggiungere conclusioni diverse sulle questioni normative specifiche. Essi condividono, tuttavia, un interesse comune: quello di cooperare affinché si raggiunga un mercato integrato per favorire sia le aziende che vogliono investire all’estero che i lavoratori.

L’ultimo aspetto da prendere in considerazione è che tutti i Paesi firmatari dell’accordo fanno già parte o dell’OCSE o dell’APEC e che quindi sono già coinvolti in forme di cooperazione regolatoria internazionale di cui il TPP rappresenta l’ultimo passo ma sicuramente non aggiunge nulla di così eclatante alle precedenti previsioni infatti molte delle disposizioni del TPP prevedono degli impegni non vincolanti oppure una serie di accordi futuri di mutuo-riconoscimento. Per poter effettivamente dire se il TPP porterà uno sviluppo nella cooperazione regolatoria internazionale bisogna aspettare che venga messo in atto.

lab Berinelli

FacebooktwitterredditpinterestlinkedintumblrmailFacebooktwitterredditpinterestlinkedintumblrmail