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L’impegno delle università pubbliche spagnole per il consumo sostenibile attraverso il Green Public Procurement

di Alessandra Marzioni

09/12/16

Le università sono delle istituzioni pubbliche che possono svolgere un ruolo significativo nella promozione del consumo sostenibile, provocando effetti positivi sugli studenti e sugli altri stakeholder coinvolti nei processi di approvvigionamento di beni e servizi. Un articolo della rivista “Journal of Cleaner Production” pubblicato a maggio 2016 (Pacheco-Blanco B., Bastante-Ceca M. J., Green Public Procurement as an initiative for sustainable consumption. An exploratory study of Spanish public universities, Journal of Cleaner Production, 133, 2016) analizza il contributo delle iniziative di green public procurement delle università spagnole.

Le università spagnole hanno espresso la loro intenzione di prendere parte attivamente alle politiche per lo sviluppo sostenibile in diverse occasioni. Il gruppo di lavoro sulla Qualità Ambientale e lo Sviluppo Sostenibile della Conferenza dei Rettori delle Università Spagnole (Conferencia de Rectores de Universidades Españolas, CRUE) ha studiato delle soluzioni per poter introdurre criteri di sostenibilità nella gestione delle università a tutti i livelli, incluso il settore delle decisioni riguardo agli acquisti. Uno dei principali risultati è stata la “Dichiarazione delle Università riguardo il Green Procurement” del 2005, nella quale le università si sono impegnate a sviluppare gradualmente politiche di GPP e ad includere nei loro contratti di forniture considerazioni di carattere ambientale.

Le politiche di Acquisti Verdi mirano, oltre che a ridurre l’impatto ambientale delle procedure di appalti pubblici e dei processi produttivi direttamente coinvolti, ad agire sulla sensibilizzazione di tutti gli attori del mercato affinché si possano porre le basi per un cambiamento sostanziale del nostro sistema di produzione e consumo. Nella direzione della svolta green che si intende promuovere mediante la leva della domanda pubblica di beni e servizi ecocompatibili, le università possono avere un peso significativo perché sono in grado di influenzare le generazioni future. Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) l’istruzione è uno dei più potenti mezzi che possono essere utilizzati per fornire agli individui le appropriate capacità e competenze per divenire consumatori “sostenibili”, inducendo un cambiamento delle norme sociali e della propensione delle persone ad adottare nuovi atteggiamenti e modelli comportamentali. Inoltre la futura classe dirigente – composta da futuri leaders, responsabili delle decisioni e intellettuali – riceve necessariamente un’istruzione universitaria.

Lo scopo principale dei progetti di Higher Education Sustainability Initiative (HESI) – un progetto delle Nazioni Unite che si ripropone di incentivare le università ad impegnarsi nel divulgare i concetti dello sviluppo sostenibile, nell’incoraggiare la ricerca, nel ridurre gli impatti inquinanti dei campus e nel dare supporto agli sforzi delle comunità – è proprio quello di colmare il divario tra governo e società attraverso l’implementazione di politiche e strumenti per sostenere le pratiche di sostenibilità. L’impatto delle attività connesse all’approccio GPP aiuta a promuovere la fornitura e la domanda di prodotti e servizi green, influenzando e rinforzando allo stesso tempo l’identità della comunità universitaria. Un contesto sociale accademico attento alle tematiche ambientali è un buon esempio di come le università possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile poiché sono in grado di generare consapevolezza insieme agli attori sociali e alle forze politiche.

L’attuazione di tali obiettivi, tuttavia, deve superare gli ostacoli della disciplina legislativa per poter avere risultati effettivi e tangibili. La legislazione spagnola, in modo specifico il Decreto Reale n. 3 del 14 novembre 2011 (Real Decreto Legislativo 3/2011, de 14 de noviembre, por el que se aprueba el texto refundido de la Ley de Contractos del Sector Público), prevede che i contratti stupulati dalle autorità pubbliche debbano essere aggiudicati attraverso una procedura aperta o ristretta oppure, in alcuni casi, con una procedura negoziata o con un dialogo competitivo. Queste norme non si applicano ai contratti che vengono considerati minori, che hanno un valore minore di 50 000 euro (per i contratti di costruzione) o 18 000 euro (per gli altri contratti, come quelli di fornitura). Tali contratti minori possono essere aggiudicati direttamente a qualsiasi offerente ammissibile. Questo sistema decentralizzato di aggiudicazione per i contratti pubblici che abbiano un valore inferiore ai 18 000 euro rende molto difficile raggiungere gli “obiettivi verdi” in materia di appalti proposti dalla Politica Integrata di Prodotto (Integrated Product Policy, IPP), soprattutto nel contesto universitario dove le voci di bilancio che superano tale soglia sono veramente poche. L’autonomia nella scelta del contraente e la procedura decentralizzata di certo non vanno a vantaggio di una valutazione complessiva di costi, benefici e considerazioni ambientali.

La spesa per la fornitura di beni e servizi delle università in Spagna nel 2012 è stata di 1 339 313, 10 euro, una cifra che rappresenta il 15% del totale dell’investimento annuale per l’istruzione pubblica. Nel contesto degli istituti di istruzione non sono stati pubblicati studi scientifici sul potenziale effetto della promozione del GPP nel mercato e dell’influenza su consumatori o futuri fornitori. La ricerca presentata riguarda un’indagine sperimentale sull’attuale grado di partecipazione del mondo universitario all’approccio GPP, che è stata condotta sulle istituzioni universitarie che partecipano alle attività proposte dai gruppi di lavoro sulla Qualità Ambientale e lo Sviluppo Sostenibile della Conferenza dei Rettori delle Università Spagnole (CRUE) e che si sono impegnate ad includere criteri ambientali nei processi di acquisto di prodotti e servizi. Il successo del Green Public Procurement dipende dalla competenze e dall’esperienza delle persone responsabili delle procedure ed è quindi rilevante accertarsi di come vengano attuate concretamente negli enti pubblici le attività connesse con l’approccio in questione.

Da una prospettiva esterna è stata analizzata la visibilità delle iniziative di ecologizzazione messe in atto. È emerso che solo il 21,5% degli istituti si sono dotati di un Manuale sugli Appalti Pubblici e lo hanno fatto esclusivamente per alcune voci di bilancio. Il 72,5% delle università hanno uno specifico dipartimento che si occupa dell’ambiente (Green Office, EcoCampus Office, Environmental Department, Sustainable Development Observatory, Environment Unit, o simili). Gli enti responsabili per la gestione ambientale sono differenti: in alcuni casi si tratta di organizzazioni predisposte appositamente; in altri casi, invece, gli aspetti di tutela ambientale vengono trattati unitamente agli interessi relativi alla salute e alle sicurezza. La disomogeneità può causare confusione e non aiuta chi è interessato nella ricerca delle informazioni. Inoltre, nei siti web degli atenei è difficile rintracciare e accedere ai documenti utili e la strategia comunicativa delle università non include misure di sensibilizzazione sulla sostenibilità dei consumi. La creazione di database idonei potrebbe aumentare il livello di informazioni accessibili sui prodotti a basso impatto ambientale e sui processi produttivi richiesti per l’aggiudicazione dei contratti verdi. Sarebbe opportuno anche investire nella collaborazione tra fornitori e università,  per migliorare le procedure di acquisto e la preparazione dei documenti di gara.

L’analisi ha interessato anche la prospettiva interna, concentrandosi sulla preparazione sulle questioni ambientali dei dirigenti e del personale responsabile dei processi di acquisto. Il sondaggio ha permesso di evidenziare quale sia il livello dell’impegno delle università e i punti deboli nella gestione degli Uffici per l’Ambiente. L’indagine è stata condotta mediante l’invio per posta elettronica di questionari riguardanti: (a) la consapevolezza della partecipazione al progetto della Conferenza dei Rettori delle Università Spagnole in materia di acquisti verdi; (b) i gruppi di prodotti a cui vengono applicati i criteri ambientali; (c) le informazioni sulle risorse economiche investite in contratti aggiudicati con bandi che contenessero considerazioni ambientali.

Dalle risposte ricevute emerge che la maggior parte dei funzionari pubblici addetti sono a conoscenza della “Dichiarazione delle Università riguardo il Green Procurement” del 2005 e sono interessati agli impegni previsti dai principi esposti nel documento. Le misure prese riguardano in via principale: (i) l’inclusione di criteri ambientali tra i requisiti contrattuali; (ii) la divulgazione di informazioni e la sensibilizzazione della comunità universitaria; (iii) la promozione di prodotti provenienti dal commercio equo e solidale; (iv) una definizione delle priorità nel settore degli appalti attenta a dare il giusto peso ai prodotti con etichettature ambientali; (v) l’integrazione di tecniche e tecnologie efficienti sotto il profilo energetico  nella ristrutturazione e manutenzione degli edifici. Gli sforzi sembrano essersi concentrati soprattutto nei settori di: (1) prodotti e servizi per la pulizia; (2) prodotti alimentari e servizi di catering; (3) prodotti e servizi di giardinaggio.

Il 72% degli intervistati ritiene che le iniziative messe in atto siano efficaci e producano risultati importanti sotto i diversi profili della sensibilizzazione della comunità universitaria, del risparmio economico delle risorse, e della riduzione degli impatti inquinanti. Coloro che invece rilevano un grado insufficiente di efficienza delle azioni, giustificano la situazione affermando che si tratta di un approccio introdotto troppo recentemente nelle università.

Il livello di impegno registrato mostra che ci sono ancora estremi di grande miglioramento. Da un punto di vista esterno è importante agire sul fronte della visibilità degli interventi di acquisti sostenibili eseguiti nei campus, in modo che spicchino nel contesto educativo come strumenti importanti per il raggiungimento degli obiettivi assunti dalle istituzioni in materia di sostenibilità.

Dal punto di vista interno, invece, è fondamentale agire sulla formazione degli incaricati  della gestione degli appalti sull’approccio GPP, in modo che possano attuare al meglio gli obiettivi di acquisti green. Sarebbe senza dubbio conveniente adottare politiche collaborative tra gli Uffici Ambiente delle università e l’ICLEI (Local Governments for Sustainability): un movimento internazionale di governi locali che aspira, in qualità di agenzia ambientale internazionale delle autorità locali, a realizzare un miglioramento tangibile delle condizioni dell’ambiente globale attraverso una sinergia di azioni mirate ad uno sviluppo sostenibile. L’ICLEI, infatti, crea progetti e campagne di ricerca, diffonde informazioni e training su strategie, programmi e metodi di protezione ambientale, e si impegna affinché le iniziative ricevano il sostegno politico di cui hanno bisogno.

Il modello virtuoso dell’esperienza spagnola può essere preso in considerazione anche dalle università italiane. Al momento solo pochi atenei sono dotati di Uffici che si occupano delle questioni ambientali. L’Università degli Studi di Ferrara e l’Università di Pisa, ad esempio, hanno un Ufficio Sicurezza e Ambiente. Nel 2015 quello dell’ateneo ferrarese ha elaborato un “Piano di Sostenibilità di Ateneo” (il testo integrale della delibera del Senato Accademico sulla Sostenibilità è disponibile sul sito web istituzionale, http://www.unife.it/), nato per soddisfare la duplice esigenza di misurare il proprio grado di sostenibilità sulla base di parametri quantitativi e di delineare un quadro globale delle attività sostenibili e delle pratiche virtuose. L’Università, riconoscendo la sua responsabilità di formare gli studenti e di assumere una condotta esemplare, si impegna concretamente a “sviluppare il paradigma della sostenibilità”  attraverso: (a) una gestione delle risorse e degli appalti sostenibile; (b) la ricerca, l’analisi e l’esperienza; (c) il coordinamento e lo sviluppo di iniziative di formazione alla sostenibilità nei diversi gradi della formazione; (d) la promozione istituzionale di buone pratiche di sostenibilità attraverso l’aumento dell’efficienza, l’uso di risorse rinnovabili, la diminuzione dei rifiuti e di materiali dannosi per l’ambiente; (e) la promozione di una mobilità sostenibile; (f) la promozione della sostenibilità nel campo dell’alimentazione, mediante la collaborazione con l’Ente regionale per il diritto allo studio che gestisce il servizio mensa; (g) il sostegno alle attività volontarie e autonome svolte degli studenti; (h) la promozione della sicurezza e delle buone condizioni di lavoro; (i) il miglioramento degli aspetti paesaggistici e degli ecosistemi. I settori interessati dal programma sono quelli delle infrastrutture, del consumo di energia e acqua, della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, dei trasporti, dell’educazione e della ricerca.

A conferma del suo impegno sul fronte della sostenibilità, l’ateneo nel 2014 ha preso parte al ranking internazionale “UI Green-metric World University Ranking”, che si ripropone di stilare una graduatoria disponibile online delle università partecipanti sulla base delle condizioni e delle politiche di sostenibilità messe in atto per rendere la gestione dei campus ecocompatibile. Al ranking hanno partecipato nel 2015 anche altre università italiane, tra cui l’Università Ca Foscari di Venezia, l’Università di Torino, l’Università di Bologna, il Politecnico di Milano, l’Università di Bari, l’Università degli Studi di Padova, l’Università degli Studi di Perugia, la Scuola Normale Superiore di Pisa, l’Università del Salento, l’Università degli Studi di Brescia, l’Università Iuav di Venezia, il Politecnico di Torino e l’Università di Trieste.

È auspicabile che anche gli altri atenei si adoperino per assumere impegni concreti per l’adozione di politiche eco-compatibili, che rappresentano ormai non solo una necessità stringente e una sfida globale, ma anche una grande opportunità di innovazione e risparmio economico.

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