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Il tramonto della ricetta rossa: il caso della regione Toscana nell’era della e-prescription.

di Elisa Rosso

25/09/16

Con la riforma sanitaria attuta negli ultimi anni in Italia, si è avviato un profondo e radicale processo di trasformativo anche dell’apparato operativo e procedurale del SSN. La nuova gestione documentale degli elementi clinico-sanitario, ad esempio, si realizzerà (ed in gran parte già si è realizzata) mediante un progetto di dematerializzazione.

Trasformazione sia su un piano concreto, che funzionale e concettuale, che va declinandosi (come di frequente accade nel nostro Paese) secondo frequenze disomogenee e variegate, speculari alle profonde diversità economiche, organizzative e culturali presenti tra le regioni italiane. Fra queste, una che sembra aver potuto maggiormente applicare le innovazioni in materia sanitaria è la Toscana.

Questo contributo vuole quindi focalizzarsi su livello e modalità di adesione della Regione Toscana alla digitalizzazione.

Un elemento importante di questo procedimento è rappresentato dalla e-prescription, ricetta medica elettronica, che sostituirà la classica ricetta cartacea. Con delibera 474/2014 la regione Toscana ha adottato la “Approvazione del progetto regionale Ciclo di vita della prescrizione elettronica: dematerializzazione della prescrizione farmaceutica e disposizioni per la sua realizzazione”. E così, dopo l’esperienza pilota di Empoli, la Toscana ha dato il via al progetto di dematerializzazione dell’interno ciclo prescrittivo e, quindi, anche delle ricette mediche.

Tra i servizi della “salute in rete”, la prescrizione elettronica rappresenta uno degli strumenti di maggior rilievo sia per la qualità dell’assistenza che per l’efficienza del sistema: l’avvio di tale servizio ha infatti permesso l’automazione delle diverse fasi dell’intero ciclo di vita della prescrizione: dalla prenotazione all’accettazione, fino alla refertazione.

Il progetto regionale è estremamente ambizioso, ed interessa tutti gli attori del SSR: i prescrittori (circa 3.300 tra medici di medicina generale e pediatri di libra scelta) e circa 9.000 medici aziendali; i cittadini e le oltre 1.100 farmacie territoriali; tutto il personale coinvolto nell’erogazione dell’attività specialistica, dai Cup agli uffici di accettazione ambulatoriale.  Un processo di dematerializzazione dell’intero ciclo prescrittivo per tutti i medici del SSR, che ha migliorato notevolmente la qualità e l’efficienza dei servizi, aumentandone l’appropriatezza, facilitando la collaborazione tra professionisti ed aiutando a monitorare i costi.

Nel dettaglio, l’atto regionale toscano approva lo schema di “Accordo in tema di dematerializzazione della prescrizione elettronica” predisposto dal Comitato regionale per la medicina generale. Nel momento in cui la ricetta elettronica viene generata, il software di prescrizione utilizzato dal medico invia al Sistema di accoglienza centrale (Sac) del ministero dell’Economia i dati della ricetta, comprensivi di numero della ricetta e del codice fiscale dell’assistito. Tale procedura è finalizzata alla verifica dei volumi e della congruità delle prescrizioni.

Cosa viene dematerializzato? Il sistema della e-prescription ha investito tutte le prescrizioni farmaceutiche; tuttavia, la “ricetta rossa” permane per alcune categorie: ossigeno, sostanze psicotrope e farmaci stupefacenti, i farmaci in distribuzione per conto, i farmaci prescritti al domicilio del paziente o in RSA. Inoltre, ogni volta che il sistema di trasmissione della ricetta dematerializzata risulti non funzionante o impieghi più di 8 secondi per stampare il promemoria, parte in automatico la stampa della tradizionale ricetta rossa. “Ricetta dematerializzata” non è quindi ancora sinonimo di abolizione della carta.

Per arrivare ad una completa digitalizzazione di tutto il processo esiste ancora un ultimo ostacolo: la fustella cartacea posta sul farmaco. Effettivamente, è quel bollino posto su ogni singola confezione di farmaco che identifica il prodotto, e che permette il rimborso alle farmacie. E fino a quando il sistema di identificazione delle confezioni farmaceutiche non sarà “dematerializzato” a livello nazionale, esisterà sempre la necessità di consegnare fisicamente tale talloncino per la contabilizzazione verso l’Asl di riferimento. Attualmente, Ministero della Salute e Ministero dell’Economia e delle Finanze stanno lavorando su questo ultimo delicato tassello.

Per quanto attiene ai tempi di scadenza, la ricetta dematerializzata ha la stessa validità della ricetta rossa: 30 giorni dalla data di emissione per la ricetta farmaceutica; 180 giorni per la ricetta specialistica.

Numerosi, dunque, i vantaggi dell’e-prescription: anzitutto, verranno eliminati quei casi che portavano ad avere ricette incomplete, non leggibili, formalmente non valide o false: tutti parleremo la stessa lingua, quella del catalogo nazionale farmaceutico o quello del catalogo regionale per la specialistica, codificando le prestazioni attraverso un codice preciso.

I benefici si registrano poi anche sul lato erogazione: si potrà attivare la pre-acettazione automatica, senza incorrere in associazioni interpretative fra prescritto ed erogato. Su questa base, nel prossimo futuro sarà possibile attivare anche le accettazioni automatizzate, che attraverso un totem, una volta letto i bar code del promemoria e verificando on-line la correttezza della prenotazione e l’avvenuto pagamento, indirizzerà l’assistito direttamente verso l’ambulatorio assegnato, stampando direttamente il “numerino” per l’accesso alla prestazione. Lo stesso vantaggio potrà ottenersi anche nell’erogazione dei famaci.

Attualmente in Toscana il 92% dei medici di famiglia prescrive la ricetta farmaceutica in modalità dematerializzata, consegnando il promemoria al cittadino, mentre la ricetta specialistica dematerializzata, essendo in fase di start up, viene usata dal 27% dei medici di famiglia.

La rivoluzione digitale di “presa in cura” del paziente si può definire quasi completata. Nella Regione Toscana le ricette dematerializzate prescritte fino ad ora sono circa 21 milioni, e non appena sparirà anche l’ultimo ostacolo del promemoria cartaceo, il sistema della “Sanità 2.0” potrà dirsi perfezionato.

Sul territorio italiano si registra ancora una grande eterogeneità nel processo di digitalizzazione, e seppur nessuna Regione è ancora riuscita a raggiungere la soglia del 90%, che la legge 221/2012 fissa come obiettivo da raggiungere entro la fine di quest’anno, i fanalini di coda sono rappresentati dalla Liguria, dalla Calabria e, curiosamente, dalla provincia di Bolzano. I motivi di questo rallentamento possono essere ravvisati anzitutto nelle inefficienze dell’infrastruttura digitale italiana (la banda larga, non ancora uniformemente sviluppata sul territorio italiano); ma il vero freno sono quelle categorie di farmaci non ancora prescrittibili su ricetta digitale, come stupefacenti e farmaci prescritti al domicilio. Servirà dunque qualche provvedimento che riduca ulteriormente l’area della prescrizione “solo su carta” per tagliare, finalmente, questo traguardo del 90%.

 

Fonti:

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