Lab-IP

La relazione annuale del Comitato per la sicurezza della Repubblica (COPASIR) del 9 febbraio 2022: all’orizzonte un ulteriore allargamento del raggio d’azione dei “poteri speciali” sugli asset strategici?

A cura di Francesco Di Carlo

  1. La relazione annuale del COPASIR e la particolare attenzione ivi dedicata al c.d. golden power

Il COPASIR (Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica), nella sua recente Relazione annuale al Parlamento sull’attività svolta dal 1° gennaio 2021 al 9 febbraio 2022, ha dedicato ampio spazio e considerazione al tema dei “poteri speciali” azionabili dal governo a tutela degli asset qualificati come strategici, poteri comunemente indicati con la locuzione golden power [1].

Operando una doverosa premessa, si ricordi che il COPASIR è un organo bicamerale il cui compito istituzionale è quello di verificare che l’operato dell’apparato di intelligence nazionale si svolga nel pieno rispetto del principio di legalità e nell’interesse esclusivo della Nazione; per adempiere a tali attribuzioni, l’organo in parola gode di ampi ed incisivi poteri di controllo, oltre che di funzioni consultive. La sua composizione si articola in cinque senatori e cinque deputati, scelti in maniera tale da assicurare la rappresentanza paritaria della maggioranza e delle opposizioni – si noti come, in ragione della mutevolezza della maggioranza di governo cui il nostro Parlamento è decisamente avvezzo, il rispetto di tale criterio durante l’intero arco della legislatura non sia così facilmente assicurabile[2]. Il presidente, che, assieme al suo vice e ad un segretario, compone l’ufficio di presidenza, deve essere scelto tra i membri dell’opposizione. 

Per quanto attiene alle considerazioni in merito al golden power contenute all’interno di suddetta Relazione annuale, le stesse prendono le mosse da valutazioni di carattere generale, inerenti alle implicazioni geopolitiche derivanti dalla protezione degli attivi strategici e ai poteri azionabili al riguardo dal governo.

La condivisibile opinione da cui muove il COPASIR è che la tematica dei meccanismi azionabili dal Governo allo scopo di tutelare le attività economiche operanti in settori particolarmente rilevanti per la tutela degli interessi nazionali risulti preminente nel contesto internazionale risultante dall’emergenza sanitaria da COVID-19. La svalutazione degli assetindustriali strategici conseguente alla crisi finanziaria, infatti, li ha resi prede appetibili nei confronti di operatori stranieri interessati a consolidare la propria posizione nel contesto globale.

Alle preoccupazioni dovute ad esigenze di carattere “sociale”, che consuetamente si accompagnano alla cessione di imprese ad investitori stranieri[3], sono associate, nel caso in cui le imprese oggetto delle operazioni di alienazione detengano attivi in settori strategici, legittimi timori in ordine alla sicurezza nazionale e alla tutela del funzionamento delle infrastrutture essenziali del Paese. 

Peraltro, la relazione non tiene conto, per evidenti ragioni temporali, della recentissima spirale bellica che coinvolge drammaticamente l’Europa orientale e che rende ancor più meritevoli di attenzione e tutela i profili sinora analizzati.

  • L’esercizio del golden power nel 2020 e 2021: i dati raccolti dal COPASIR

Una sezione particolarmente interessante della Relazione è quella nella quale il COPASIR compie un bilancio dei dati inerenti all’esercizio del golden power nel biennio 2020/21. 

Tale consuntivo consente di evidenziare come, nel corso del 2021, le operazioni sottoposte a notifica siano salite da 342 a 465, registrando dunque un notevole aumento. All’interno di queste, la parte del leone è spettata ancora una volta alle operazioni riguardanti imprese attive nei settori dell’energia, dei trasporti e della finanza. 

Il potere di veto, il più incisivo tra quelli che la normativa attribuisce al governo, è stato azionato nell’ambito della tentata acquisizione della Lpe Spa. Quest’ultima è una piccola azienda lombarda, dotata di particolare rilevanza in virtù del proprio ambito operativo: trattasi infatti di quei semiconduttori resi particolarmente rari, e altrettanto costosi, dal boom di domanda di dispositivi elettronici dovuto alla pandemia da COVID-19 e al conseguente svolgimento perlopiù a distanza di una molteplicità di attività professionali e formative.

La vicenda in parola si colloca ad inizio 2021 e origina in virtù dall’intenzione della società cinese Schenzen Investment Holdings Co. di acquistare il 70% del capitale sociale della Lpe Spa. Il Governo italiano si è opposto con decisione adottata nel corso del Consiglio dei Ministri del 31 marzo 2021; tale scelta non è rimasta tuttavia esente da polemiche, con i vertici della società bersaglio dell’operazione che hanno denunciato la natura, a loro detta, espropriativa dell’intervento governativo[4].

In ogni caso, durante il lasso temporale di riferimento della Relazione del COPASIR, si è potuto apprezzare un particolare fermento in materia di golden power. Non possono, infatti, tacersi gli effetti del recente ampliamento dell’ambito applicativo della normativa in materia, avvenuto ad opera del c.d. decreto liquidità[5] e recentemente prorogato[6].

  • L’impostazione ideologica della Relazione del COPASIR e le prospettive de iure condendo di ampliamento delle tutele già dalla fase di due diligence

I toni e l’impostazione ideologica che dominano la sezione della Relazione dedicata al golden power esprimono con nitidezza il particolare favor degli autori nei confronti di quelle misure che consentano di tutelare, anche tramite interventi particolarmente invasivi, l’integrità degli asset strategici detenuti negli attivi delle imprese italiane[7].

Decisamente meno attenzione viene, al contrario, rivolta alle tematiche, pur particolarmente attuali nel contesto economico-finanziario contemporaneo, delle esternalità negative connesse ad interventi governativi eccessivamente pervasivi nei confronti degli investimenti esteri diretti. 

In definitiva, sembrerebbe mancare uno sforzo finalizzato al contemperamento delle legittime preoccupazioni di tutela degli attivi strategici e della capacità industriale del Paese con la necessità di garantire un contesto attrattivo per i capitali stranieri, circostanza quest’ultima dirimente per evitare l’atrofia del sistema economico nazionale.

Le preoccupazioni espresse nella relazione, che in taluni passaggi paiono lambire perfino posizioni protezionistiche, si rivolgono principalmente alle PMI particolarmente competitive; proprio le piccole e medie impresa rappresentano, come noto, la larghissima parte del tessuto imprenditoriale nazionale[8].

Al tal fine si auspica, segnatamente al paragrafo 4.7, l’ulteriore miglioramento del sistema di protezione già previsto, valutando l’opportunità di disciplinare anche quelle fasi che precedono l’eventuale manifestazione di interesse da parte del soggetto straniero nei confronti di una realtà produttiva italiana. Il riferimento, esplicitato nella Relazione, è alla fase della cosiddetta due diligence, momento nel quale molte delle informazioni sensibili e dei segreti industriali, seppur a fronte della sottoscrizione di accordi di confidenzialità, vengono già condivisi con il soggetto straniero che ha manifestato interesse nei confronti dell’azienda italiana. 

Tali considerazioni omettono però di considerare elementi che, al fine di una compiuta ricostruzione dei fattori di debolezza intrinsechi nel sistema imprenditoriale italiano, sarebbe fondamentale includere nella diagnosi. Le imprese italiane sono, infatti, prede facili degli atteggiamenti aggressivi degli investitori stranieri proprio in virtù delle loro limitate dimensioni economiche. Oltre che interrogarsi su un ulteriore ampliamento del perimetro applicativo del golden power, che porta con sé ineludibili effetti collaterali dovuti alla perdita di competitività rispetto ai competitors in termini di attrattività del sistema-Italia, appare auspicabile impegnarsi per la creazione di un ecosistema favorevole alla nascita di imprese con una struttura tale da renderle solide e competitive nel contesto internazionale. 

Pur senza voler in questa sede rinfocolare il sempre fervido – a maggior ragione in un contesto, quale è quello italiano, che pare faticare a prendere atto dell’insostenibilità nel lungo periodo di un’economia “drogata” dalle politiche di spesa pubblica, e che manifesta sempre una certa ritrosia sui temi delle liberalizzazioni e delle logiche di mercato – dibattito tra statalisti e liberisti, risultano comunque evidenti le potenziali conseguenze negative dovute ad un eccessivo allargamento dell’ingerenza pubblica sugli investimenti esteri diretti. 


[1] Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, Relazione sull’attività svolta dal 1° gennaio 2021 al 9 febbraio 2022, www.publicpolicy.it

[2] Le regole di composizione sono stabilite all’art. 30 l. 3 agosto 2017 n. 124

[3] Ci si riferisce ai temi tradizionalmente collegati alla responsabilità sociale d’impresa. Le preoccupazioni riguardano il rischio che eventuali acquirenti stranieri non tengano in adeguata considerazione i profili, ad esempio, ambientali e dei livelli occupazionali.  

[4] Il potere azionato è previsto all’art. 1 del decreto-legge n. 1 del 24 gennaio 2012, che regola i poteri speciali nei settori della difesa e della sicurezza nazionale.

[5] Trattasi del decreto-legge n. 23 dell’8 aprile 2020. Per un’analisi delle novità ivi contenute Chiomenti, Il rafforzamento del Golden power nell’emergenza sanitaria ed economica: guida alle modifiche normativewww.chiomenti.net.

[6] Proroga fino al 31 dicembre 2022 disposta dall’art. 17 del decreto-legge n. 228 del 30 dicembre 2021.

[7] Si pensi, ad esempio, al paragrafo 4.1, dove si afferma che Altri sistemi-Paese, con le loro multinazionali, sono incentivati ad approfittare dei bassi valori di mercato per accrescere la loro posizione nell’industria globale; o, ancora, sempre al medesimo paragrafo, che Il confronto e la competizione, spesso sleale, che in tempi assai rapidi si consumano nello spazio globale, dimostrano l’assoluta tangibilità degli appetiti stranieri in Italia.

[8] Si parla addirittura del 92% delle imprese attive sul territorio, come riportato INFO DATA, Pmi, quanto conta in Italia il 92% delle aziende attive sul territorio?, Il Sole 24 ore, 10 luglio 2019.

FacebooktwitterredditpinterestlinkedintumblrmailFacebooktwitterredditpinterestlinkedintumblrmail