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Stadio Tardini: un perfetto esempio di ricostruzione, che evidenzia benefici e criticita’ della legge sul project financing per impianti sportivi

06/12/2021

A cura di Antonio Triglia

Tra i casi più recenti di ristrutturazione e costruzione di impianti sportivi dei club professionistici italiani grande rilievo ha assunto l’iniziativa del Parma Calcio. La società gialloblù ha presentato un progetto per la ricostruzione dello Stadio Ennio Tardini. L’iter procedimentale intrapreso ci permette non soltanto di cogliere “in concreto” la fisionomia di quella che viene definita “Legge sugli Stadi”, ma soprattutto le sue criticità. E ciò non soltanto per l’importanza dello Stadio, ma soprattutto perchè quell0 di Parma è anche un “esempio classico” di Stadio dedicato al calcio Professionistico, con caratteristiche simili a quelli che troviamo nella maggior parte dei Capoluoghi di Provincia italiani, e pertanto le problematiche relative al restyling di questo impianto a mezzo del’art. 1 comma 303 della L. 147 del 2013 sono quelle più comunemente riscontrate in moltissime Città Italiane: Il Tardini, come molti altri stadi italiani, è un impianto realizzato negli anni ‘20, di medie dimensioni, localizzatonelle vicinanze del centro storico della Città.

Il 21 maggio 2021 è stato presentato al comune, lo “studio di fattibilità” relativo al Nuovo Stadio Tardini a valere come proposta di “Progetto Preliminare” di ricostruzione dell’impianto, avviando così il procedimento, che coinvolge i soggetti ordinarimanente titolari delle competenze sul Progetto prima in sede di conferenza servizi preliminare e poi in Conferenza Servizi Decisoria.

Il Progetto, commissionato dal Parma Calcio allo studio di Architettura Zoppini, prevede la quasi totale ricostruzione dell’impianto e una riqualificazione dell’area circostante in capo al soggetto, che risulterà aggiudicatario a seguito della procedura a evidenza pubblica, la quale avrà a base di gara il Progetto stesso, una volta dichiarato di pubblico interesse, e otterrà per 90 anni la concessione del diritto di superficie e del diritto di gestione dell’impianto e delle strutture connesse.

La relazione illustrativa inserita nel suddetto studio di fattibilità evidenzia le ragioni alla base della scelta di uno strumento come il project financing a iniziativa privata previsto dalla c.d Legge sugli Stadi per il rinnovamento del principale Stadio di Parma: il Comune, oltre a seguire l’itinerario tracciato di recente dal legislatore, mediante il ricorso a questa forma di PPP ottiene l’enorme vantaggio di evitare un grande esborso necessario per il rinnovamento e i costanti costi dovuti alla manutenzione di uno stadio che ha circa 100 anni.

Un ulteriore vantaggio per l’amministrazione e per il private potrebbe essere quello consistente in una maggiore “efficienza procedurale”, dal momento che con un’unica procedura non solo si individua l’intervento da effettuarsi sulla struttura, ma si individua anche il partner gestionale dello stadio e dell’area su cui sorge.

Invece, abbstanza in controtendenza rispetto alle spinte degli operatori economici del settore edilizio e delle società sportive è la scelta di insistere proprio sullo Stadio Tardini come futuro impianto utilizzato della squadra gialloblù, piuttosto che individuare in una zona più periferica un sito adatto a farne sorgere uno nuovo.

La scelta è ovviamente in linea con l’art.1 co. 304 della L.147 del 2013, la quale stabilisce la priorità di interventi su impianti già esistenti, per evitare ulteriore consume di suolo Cittadino.

Tuttavia, come dimostrato dal originariamente dal caso San Siro e dal Caso Franchi, queste esigenze di rigenerazione urbana sembrano spesso in contrasto con le esigenze di massimizzare la redditività dello stadio da parte delle società sportive, le quali considerano solitamente eccessivamente dispendiosa la ristrutturazione e l’utilizzo di stadi progettati moltissimi anni fa, che non consentirebbero di generare le stesse entrate di uno stadio costruito ex novo.

In ogni caso la scelta di ristrutturare uno stadio ben integrato nel centro di Parma è dovuto probabilmente anche all’ assenza di gravosi vincoli di interesse culturale sul complesso architettonico. Almeno secondo lo studio della Società proponente, le uniche parti soggette a vincolo all’interno dell’area Stadio sono tre edifici di interesse storico- architettonico, posti all’entrata dello stadio e costituiti dai due edifici laterali e dall’entrata centrale dello Stadio, dove sorge l’Arco monumentale di ingresso, opera dell’architetto Leoni.

A rendere quello del Tardini un Perfetto esempio per rappresentare le criticità di una ristrutturazione di uno stadio dedicato al calcio di livello professionistico contribuisce anche la forte opposizione da parte di un’associazione cittadina. Il Comitato Tardini Sostenibile ha evidenziato come il Progetto non risolva il problema della vicinanza alla scuola Puccini, nonostante l’abbanodono dell’ipotesi dell’abbattimento, l’ingresso sud dello stadio sarebbe ricavato su parte dell’area cortilizia dell’istituto scolastico e ha recentemente presentato un esposto all’Anac, la quale ha richiesto di ottenere informazioni sul possesso da parte della società proponente dei requisiti previsti dall’art.183 comma 8 del D.lgs. 50 del 2016.

Nel mese di Ottobre si è comunque svolta la Conferenza dei servizi preliminare per l’analisi dello studio di fattibilità della ristrutturazione dello stadio Tardini, presentato lo scorso maggio dal club. L’esame ha fornito i pareri positivi dei partecipanti, Ausl, vigili del fuoco, Ireti, Tep, Arpae, Provincia, i vari settori del Comune interessati, Prefettura e questura, con una serie di prescrizioni.

Le prescrizioni più significative riguardano l’impatto acustico, sulla mobilità e sull’inquinamento dell’area a causa delll’aumento della circolazione dei veicoli nella stessa.

Inoltre di grande rilievo è una prescrizione del Comune, che evidenzia come “rispetto alla strumentazione normativa attualmente vigente, la proposta progettuale prevede, tra le funzioni da insediare, usi attualmente non ammessi”, per cui sarà eventualmente necessaria una variante agli strumenti urbanistici. Il che comporterà, grazie al d.l.50 del 2017, la possibilità di operare la modifica semplicemente approvando il verbale conclusivo della futura conferenza servizi decisoria, idoneo a costituire variante allo strumento urbanistico comunale, ma necessariamente comporterà un ulteriore intervento del Consiglio Comunale, che rischia di rallentare, se non addirittura, di arrestare il procedimento proprio alla fine.

Non meno importante è invece l’osservazione mossa dall’Ufficio dei Lavori pubblici del Comune, che ha espresso “perplessità sull’uso del rivestimento in acciaio corten della facciata”,che è stato considerato un punto centrale del Progetto architettonico, poichè dovrebbe ricordare, nell’idea degli architetti, gli edifici con mattonato a vista, tipici della architettura emiliana. Le perplessità sono dovute al costo elevato dello stesso, al rischio di un eventuale surriscaldamento e al il potenziale

insediamento di volatili. E’ stato pertanto richiesto che le future fasi progettuali affrontino tali tematiche in modo da effettuare una valutazione costi-benefici sull’utilizzo di questo materiale.

Inoltre il progetto prevede la demolizione della porzione delle vecchie tribune rimasta al piano terra e poichè consiste in un abbattimento di una porzione di edificio realizzato oltre 70 anni fa, servirà comunque il parere della Soprintendenza.

Di recente la Giunta comunale ha approvato il verbale redatto dalla Conferenza dei servizi che si è espressa in modo favorevole con le suddette prescrizioni sul progetto del nuovo stadio.

Così tra qualche giorno dovrebbe tenersi l’adunanza consiliare, nel Corso della quale il Consiglio comunale dovrebbe approvare l’inserimento del progetto nel piano triennale delle opere pubbliche, ma il voto favorevole della maggioranza, vista anche la presenza di molti consiglieri portatori a vario titolo di istanze sfavorevoli alla ricostruzione del Tardini e delle numerose criticità emerse, non è assolutamente scontato.

Inoltre, poichè la costruzione del parcheggio interrato previsto dal Progetto, ricade, come rilevato dall’Ufficio Patrimonio in Conferenza Servizi, sull’area di piazza Risorgimento e, trattandosi di bene demaniale, per poterlo dare in concessione a uso autorimesse, dovrà essere preventivamente effettuata la procedura di sdemanializzazione tramite una ulteriore delibera del Consiglio comunale.

Alla luce di questi scenari, una prima riflessione può essere ispirata dalle critiche mosse dagli Uffici tecnici al corten, fondamentale per la costruzione della facciata, che rischiano di portare a uno stravolgimeto al Progetto inizialmente previsto e già presentato alla città. Per evitare conseguenze simili, sarebbe forse necesaria fin dall’inizio una interlocuzione preventiva tra Comune e Proponente, non solo di carattere generale, per individuare le esigenze dell’ente, ma che coinvolga gli Uffici tecnici anche in modo da ottenere preventivamente una serie di direttive sulle concrete modalità di realizzazione e sui costi massimi che l’area tecnica ritiene sia ragionevole sostenere per l’intervento, anche se effettuato dal privato, su un impianto sportivo di proprietà pubblica.

In questo contesto, tuttavia, occorre chiarire come l’assenza di queste interlocuzioni anche di carattere tecnico non sia responsabilità del Comune, ma è proprio la legge sugli Stadi a favorire l’iniziativa “creativa” da parte del proponente, in quanto essa ha preso spunto dall’istituto del project financing a inziativa privata, il quale prevede che il Progetto sia presentato direttamente dal privato all’Ente, che lo fa proprio, inserendolo successivamente nel Programma Triennale delle opera pubbliche. Tuttavia nella maggior parte dei casi è proprio il Comune il primo interessato alla realizzazione di interventi di ristrutturazione troppo costosi, ma che si rendono necessari su stadi molto vecchi e ancora in uso, traslandone il costo sui dei privati, che hanno come corrispettivo la prolungata gestione da parte degli stessi. Pertanto forse, dal punto di vista legislativo, sarebbe più proficuo disegnare anche un Project Financing a iniziativa pubblica, che goda degli stessi termini agevolati e poteri concessi dalla c.d. Legge sugli Stadi, viste le attuali esigenze dei Comuni e lo stato in cui versano I più grandi impianti sportivi Italiani. Inoltre la creazione di un project financing a iniziativa pubbblica ad hoc per gli impianti sportivi, prevedendo anticipatamente la votazione sull’inserimento del progetto nel programma Triennale delle opere pubbliche, avrebbe anche permesso di inseirire questo complicato passaggio a monte dell’iter previsto, evitando un successivo passaggio in Consiglio Comunale, il quale ha per natura maggiore instabilità politica e che ha spesso visto concretizzarsi il rischio di bloccare a valle l’intero procedimento, così inutilmente accelerato.

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