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LA DISMISSIONE DELLE PARTECIPAZIONI NELLE SOCIETA’ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA QUOTATE: IL CASO POSTE ITALIANE S.P.A

20/03/2024

A cura di Elena Valenti

Il 5 gennaio 2024 il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, un provvedimento che regolamenta l’alienazione di una quota di partecipazione nel capitale di Poste Italiane S.p.A. detenuta dal Ministero dell’economia e delle finanze. Il provvedimento si inserisce in un più ampio piano di privatizzazioni per la riscossione di circa venti miliardi, annunciato dal Governo e approvato con delibera del Consiglio dei ministri del 27 settembre 2023. L’operazione, che si stima possa perdurare fino al 2026, consiste nella dismissione di partecipazioni statali al fine di recuperare risorse necessarie al rispetto del principio del pareggio di bilancio.

Come si evince dal dossier n. 926 del 30 dicembre 2023, la dismissione delle partecipazioni di alcune tra le più importanti società a partecipazione pubblica quotate consentirebbe allo Stato di rispettare gli obiettivi programmatici inerenti al risanamento del debito pubblico. Con riferimento a Poste Italiane S.p.A., l’operazione consiste nella privatizzazione di una parte delle quote (circa il venti per cento) della società. Si prevede che lo Stato, a seguito della dismissione, mantenga comunque il controllo, anche indiretto, della società per il tramite di una partecipazione non inferiore al sessanta per cento. Ad oggi, la compagine societaria di Poste Italiane è così suddivisa: il ventinove per cento delle azioni è in mano al Ministero dell’economia e delle finanze, mentre Cassa depositi e Prestiti, controllata del Mef, detiene il trentacinque per cento delle azioni. A questi ultimi si aggiungono investitori individuali e istituzionali.

Lo statuto di Poste Italiane, inoltre, contiene una clausola di limite del possesso azionario in base alla quale nessun soggetto diverso dal Mef, da enti pubblici o da soggetti da questi controllati può detenere azioni per una quota superiore al cinque per cento del capitale della società.

Si tratta di dismissioni di partecipazioni in società pubbliche rispetto alle quali esistono impegni nei confronti della Commissione europea circa il rispetto della normativa inerente agli aiuti di Stato, oppure la cui quota di possesso nel settore pubblico eccede quella necessaria a mantenere un’opportuna coerenza e unitarietà di indirizzo strategico.

Nel documento giunto alle commissioni si afferma che si è ritenuto opportuno procedere all’alienazione di una ulteriore quota del capitale sociale di Poste Italiane mediante un’offerta pubblica di vendita o sottoscrizione rivolta al pubblico dei risparmiatori, inclusi gli investitori internazionali. Tuttavia, l’offerta pubblica di vendita, che si stima possa avvenire in più fasi, prevede il trenta per cento delle quote immesse nel mercato riservate ai dipendenti e ai risparmiatori.

Come espresso nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza del 27 settembre 2023, l’operazione societaria è parte degli obiettivi inseriti nella legge di bilancio 2024, legge 30 dicembre 2023, n. 213, in quanto l’obiettivo di generare proventi che possano risanare il bilancio pubblico viene perseguito immettendo nel mercato le azioni delle società che hanno un maggiore concorrenzialità nel mercato di borsa.

La dismissione prevede un piano di azionariato diffuso, secondo criteri di preminenza per i dipendenti della società, nonché per gli investitori istituzionali, con previsione di forme di incentivazione, anche differenziate, per il pubblico dei risparmiatori. Analogamente a quanto previsto nelle due precedenti tranche di privatizzazioni avvenute nel 2015 e nel 2016, il piano di dismissione consente di attivare forme di incentivazione per la partecipazione all’offerta pubblica di vendita da parte dei risparmiatori e dei dipendenti del gruppo Poste italiane, tenuto conto anche della prassi di mercato e di precedenti operazioni di privatizzazione.

In particolare, tali forme di incentivazione potranno tradursi in: offerte riservate e agevolazioni di prezzo. In proposito, si potrebbe ipotizzare un bonus share, clausola che in seguito ad un’offerta pubblica di vendita o di sottoscrizione prevede l’allocazione a titolo gratuito ai sottoscrittori iniziali di un certo quantitativo di azioni in caso di possesso azionario ininterrotto per un determinato arco temporale.

Lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri definisce i criteri di privatizzazione e le modalità di dismissione della partecipazione pubblica nel capitale di Poste Italiane S.p.A.

Si prevede che l’alienazione determini il mantenimento di una partecipazione dello Stato al capitale di Poste Italiane S.p.A. non inferiore al sessanta per cento. L’alienazione della quota di partecipazione potrà essere effettuata, anche in più fasi, attraverso un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del Gruppo Poste Italiane, e a investitori istituzionali italiani e internazionali. Al fine di favorire la partecipazione all’offerta dei dipendenti del Gruppo Poste Italiane, potranno essere previste per gli stessi, nell’ambito dell’offerta, forme di incentivazione, tenuto conto anche della prassi di mercato e di precedenti operazioni di privatizzazione.

L’alienazione delle partecipazioni detenute dallo Stato in società per azioni è effettuata con modalità trasparenti e non discriminatorie, finalizzate alla diffusione dell’azionariato tra il pubblico dei risparmiatori e degli investitori istituzionali. Tali modalità sono preventivamente individuate, per ciascuna società, con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’economia e delle finanze e di concerto con il ministro delle attività produttive.

Appare utile mettere in luce come a Poste Italiane S.p.A., società a partecipazione pubblica quotata nel mercato di borsa, sia demandata la gestione del servizio pubblico postale. Per la privatizzazione dei servizi di pubblica utilità il Governo definisce i criteri per la cessione delle partecipazioni e le relative modalità e li trasmette al Parlamento ai fini dell’espressione dei pareri delle competenti commissioni parlamentari.

A questo proposito, l’art. 1-bis del decreto-legge 31 maggio 1994, n. 332, prevede che le dismissioni delle partecipazioni detenute dallo Stato in società operanti nei settori dei pubblici servizi sono subordinate alla creazione di organismi indipendenti per la regolarizzazione delle tariffe ed il controllo della qualità dei servizi di rilevante interesse pubblico.

Sino all’avvento del Testo unico le società pubbliche potevano svolgere sia attività di impresa che di servizio pubblico. In particolare, l’attività di impresa era svolta da società pubbliche, l’attività di servizio pubblico poteva essere svolta sia da società pubbliche che da soggetti privati, posti su un piano di parità.

Con riferimento alle società partecipate non quotate, ad esclusione di Poste Italiane quotata nel 2015, la riforma delle società a partecipazione pubblica ha di fatto vietato alle società a partecipazione pubblica di svolgere attività di impresa, demandando le società pubbliche ad attività di servizio pubblico o alle specifiche attività ivi indicate. Conseguentemente, lo spazio di intervento nell’economia si è ancor più ridotto e lo Stato si è trasformato da Stato imprenditore a Stato regolatore.

Da un punto di vista sovranazionale, l’influenza del diritto europeo ha condotto all’elaborazione della nozione di servizio pubblico oggettivo sul presupposto che tale servizio possa essere assicurato sia da soggetti pubblici che da privati. Le modalità di svolgimento del servizio pubblico, in questo mutato contesto regolatorio, sono plurime e la giurisprudenza costituzionale segue un orientamento più che rigoroso nell’individuare i casi in cui ci sia una riserva pubblica dello svolgimento del servizio pubblico. La dimissione delle partecipazioni statali in Poste Italiane S.p.A. può dirsi in linea con i processi di liberalizzazione economica già intrapresi in passato.

Poste Italiane S.p.A. non è l’unica società a partecipazione pubblica coinvolta nel processo di dismissione delle partecipazioni statali. Rientra nel piano programmatico di vendite sul mercato di quote di partecipazioni statali dal 2024 al 2026 anche la cessione del venticinque per cento della partecipazione del Mef in Monte dei Paschi di Siena S.p.A., che ha approvato il piano strategico di dismissioni. A quest’ultima segue l’immissione nel mercato di borsa del quaranta per cento delle partecipazioni statali in Ferrovie dello Stato S.p.A., società a partecipazione pubblica non quotata. Nella governance delle società a partecipazione pubblica quotate, ci si domanda se la presenza dei privati nell’azionariato possa determinare una maggiore o minore efficienza nei servizi pubblici, elevarne o al contrario comprometterne il livello dei servizi. La governance delle società a partecipazione pubblica quotate è ad oggi un terreno di scontro tra interessi contrapposti. L’ultima parola, in relazione alla dismissione di Poste Italiane S.p.A., spetta alla Camera per il parere delle commissioni trasporti e bilancio.

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