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L’AMMMODERNAMENTO DELLO STADIO COMUNALE DALL’ARA: UN INVESTIMENTO CONDIVISO TRA PUBBLICO E PRIVATO

ANTONIO TRIGLIA

14 settembre 2020

Tra le recenti vicende nell’ambito dell’ammodernamento degli impianti sportivi, interessante è quanto intrapreso dal comune di Bologna e della società calcistica rossoblù per la ristrutturazione e la riqualificazione dello Stadio Comunale Renato Dall’Ara. Pur dovendosi ancora svolgere le fasi cruciali dell’iter amministrativo, ci sono già state negli ultimi 2 anni importanti e decisive interlocuzioni tra la dirigenza del Bologna Football Club e gli amministratori felsinei.

Il Sindaco Merola rivendica la scelta di aver inaugurato la strada dell’ammodernamento dello stadio senza nuova cementificazione della città, ma investendo in una struttura storica già esistente e capace di valorizzare ancor di più il centro storico. Infatti l’impianto si trova a due passi dalla Basilica di San Luca, meta di pellegrinaggio e turismo, e accanto ai celebri portici, che presto riceveranno il riconoscimento Unesco. Secondo l’assessore allo sport e al turismo Lepore permetterà di risolvere anche alcune delle problematiche del quartiere Saragozza, che ospita lo stadio. A differenza di altri casi di restyling di importanti Stadi di Serie A, il progetto prevede puramente una riqualificazione dell’impianto già esistente e non sono previsti interventi su volumetrie aggiuntive esterne, finalizzati all’allestimento di aree commerciali e la cui gestione viene concessa alla società che realizzerà l’ammodernamento. Infatti nella zona circostante il Dall’Ara verrà creato “l’antistadio”, con l’intento di far sorgere un parco e un centro sportivo dedicato ai cittadini e alle società bolognesi, con un campo aggiuntivo per le partite della Primavera e della squadra femminile del Bologna.

Come avvenuto per altre realtà del calcio professionistico un cambio dell’assetto proprietario del Club, concretizzatosi con l’arrivo del Presidente Italoamericano Joey Saputo, ha messo le basi per l’mmodernamento dello stadio, un intervento ormai fondamentale per una equilibrata gestione di una società di calcio di massima serie. Il progetto architettonico era stato presentato alla città nel gennaio 2019 e prevede un mix fra antico e moderno, un impianto risalente al 1927 e dotato di grande valore storico-culturale, che manterrà la sua struttura architettonica, ma alla quale verrà abbinata la bellezza e la funzionalità della modernità. Non si tratterà di un intervento “aggressivo” e sarà particolarmente attento a sviluppare un legame ancor più forte con la città. Innanzitutto è previsto che la proprietà dello stadio resterà pubblica in capo al Comune di Bologna, che darà una lunga concessione (di circa 40 anni)  anche attraverso la formula della cessione del diritto di superficie a sostegno dell’investimento, impostazione peraltro suggerita dall’art. 62 del decreto-legge  50/2017, definitivamente convertito con la legge di conversione 96/2017, che, in caso di interventi da realizzare su aree di proprietà pubblica o di impianti pubblici già esistenti, contempla la cessione non superiore a 90 anni a titolo oneroso del diritto di superficie. Trattandosi di riqualificazione di impianto esistente e non di costruzione di un nuovo stadio, la stessa dirigenza è consapevole che le potenzialità economiche a opera completata saranno inferiori. Infatti la capienza verrà addirittura ridotta, da 31.000 posti a 27.000, con un conseguente avvicinamento dei tifosi al campo. Verrà data particolare attenzione alla torre di Maratona, risalente agli anni 20’ e non solo “salvata”, ma anche valorizzata dalla copertura trasparente, che la renderà ben visibile dall’interno. La struttura di copertura sarà leggermente arretrata rispetto al paramento murario in modo tale da ricavare una terrazza che possa essere utilizzata come belvedere sulla città. Invece la sovrastruttura costruita per i Mondiali di calcio del 1990 verrà completamente rimossa. Vista la diminuzione della capienza, il Bologna punta prevalentemente ad aumentare le entrate incrementando i ricavi derivanti dalle aree hospitality, dalle aree ristoro, dal pub, museo e megastore del club, che aumenteranno il numero di attività a disposizione dell’utente-tifoso durante il match day. Infine la dirigenza intende consolidare il forte valore attrattivo che la squadra rossoblù ha verso le aziende del territorio, che dovrebbero acquistare sempre più spazi all’interno dello stadio. L’idea del club è quella di creare aree competitive con il tessuto cittadino, dal momento che lo stadio si trova nel centro di Bologna.

La condivisione di intenti tra la giunta e la presidenza della società si riscontra anche sulla innovativa forma di finanziamento degli interventi. E questo è uno degli aspetti più interessanti del progetto. Infatti si tratterà del primo esempio di investimento condiviso tra il privato e il pubblico, considerato che i costi totali delle operazioni si aggirano intorno ai 110 milioni di euro, il Bologna coprirà gli investimenti necessari per circa due terzi e il Comune dovrebbe investire una quarantina di milioni di euro. All’estero sono state realizzate più di 40 ristrutturazioni con questa formula, che per l’Italia è innovativa. Il modello finanziario studiato per l’investimento da parte del Bologna Football Club consta di una quota in equity significativa e una parte in debito, che otterrà con l’intervento dell’Istituto per il Credito Sportivo. La società felsinea a febbraio aveva già costituito la società “Bologna Stadio S.p.A.”, che ha per oggetto sociale la riqualificazione e la gestione del Dall’Ara, e quest’ultima infatti ha recentemente firmato l’accordo di collaborazione con il l’Istutito per il Credito Sportivo, che provvederà al coordinamento delle attività finalizzate alla strutturazione e all’organizzazione del finanziamento, necessario a realizzare l’opera. Non si tratta quindi ancora del mutuo, ma dell’inizio della procedura che porterà a raccogliere la cifra necessaria attraverso più istituti di credito. I veri e propri contratti di mutuo saranno infatti stipulati alla vigilia dei lavori. Questo è il quadro generale che risulta dalle interlocuzioni e dichiarazioni dei dirigenti del Bologna e degli amministratori, anche se la reale quantificazione dei rispettivi impegni economici si avrà solo a seguito della dichiarazione di interesse pubblico e l’avvio del procedimento. Un ulteriore passo avanti riguarda la scelta del partner industriale e commerciale: la Bologna Stadio Spa ha sottoscritto un accordo di partnership con Fincantieri Infrastructure, controllata del Gruppo Fincantieri, per la realizzazione dei lavori.

Inoltre le tempistiche previste per gli interventi di ristrutturazione costringeranno la squadra a disputare altrove le partite casalinghe per 12-15 mesi. Non a caso nel piano finanziario che il Credito Sportivo sosterrà, è previsto un accantonamento di circa 10 milioni che il club è intenzionato a investire per costruire in città una struttura temporanea, da smantellare una volta portata a termine il restyling del Dall’Ara. Infatti sembra ad oggi abbandonata l’idea iniziale di “farsi ospitare” nello stadio di Ferrara e di Modena, sconsigliate dalle prefetture per ragioni di ordine pubblico. Resta comunque accesa la possibilità di giocare le gare a Ravenna, opzione meno costosa e preferibile visto il gemellaggio tra tifosi rossoblù e ravennati, ma il cui stadio comunale potrebbe non essere adatto per ragioni strutturali. 

Il Bologna ha presentato il 24 giugno in Comune la proposta formale di affidamento della concessione per gli interventi di ristrutturazione e ammodernamento dello stadio, assieme al piano economico-finanziario. L’art. 304 della Legge 147/2013, che traccia le linee dell’iter del c.d. project financing per impianti sportivi, prevede infatti la presentazione di uno studio di fattibilità a valere come progetto preliminare, accompagnato opportunamente dal piano economico-finanziario. Proprio in questi giorni dovrebbe tenersi la conferenza Servizi preliminare, alla quale prenderanno parte la Città metropolitana, la prefettura, la sovrintendenza, l’Ausl, i vigili del fuoco, l’Arpae. Secondo le tempistiche previste dalla normativa entro il 23 setttembre il comune dovrà deliberare la dichiarazione di interesse pubblico della proposta, facendo così entrare nel vivo il procedimento amministrativo. 

Dal caso in esame viene in rilievo una peculiarità rispetto ad altri casi esaminati, che riguarda la situazione antecedente la fase della presentazione del progetto da parte della società sportiva: e cioè il fatto che il comune, pur in assenza di specifici atti amministrativi, non solo sia mostrato interessato alla proposta, ma nei confronti del Bologna e anche in più dichiarazioni abbia manifestato l’intenzione di investire una cifra corrispondente a un terzo dei costi complessivi dell’opera. È chiaro che il privato, in questo caso il Bologna, potrebbe fare affidamento su queste manifestazioni, avendo sviluppato il progetto da presentare al comune in base alle indicazioni, date nell’ambito dei vari incontri con gli amministratori. Di norma, nella prima valutazione, immediatamente successiva alla presentazione, e nell’ambito della manifestazione di pubblico interesse l’amministrazione che “si imbatte” nel progetto, come dimostrato da copiosa giurisprudenza, gode di un’amplissima discrezionalità, insindacabile nel giudizio di legittimità se non in presenza di vizi logici, di manifesta irragionevolezza, carenza di motivazione o travisamento dei fatti. Ciò deriva dal fatto che, per come è disegnato l’istituto del project financing a iniziativa privata, lo spunto è, appunto, del proponente, che presenta sua sponte il progetto e quest’ultimo deve essere fatto proprio dall’amministrazione, soltanto inserendosi coerentemente negli indirizzi programmatici e risultando in linea con le esigenze pubbliche di cui essa è portatrice. In una situazione come quella analizzata può sorgere il dubbio se il Comune possa dichiararsi disinteressato alla proposta nella stessa misura con cui accade abitualmente o se le molte interlocuzioni tra Comune e Società hanno comportato un restringimento della sfera discrezionale del comune in questa valutazione.

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